Gears of War: E-Day, il ritorno alle origini tra esclusive e nuove meccaniche

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Sessanta fotogrammi al secondo di pura, viscerale, angoscia. È questa la prima, sommaria, impressione che si ricava dal "deep dive" dedicato a Gears of War: E-Day, il prequel che The Coalition ha svelato in pompa magna durante l'ultimo Xbox Games Showcase.

Dopo anni di attesa e indiscrezioni più o meno fondate, il titolo – che si preannuncia come un vero e proprio azzeramento per la serie – ha mostrato finalmente il suo volto più autentico, confermando una data di uscita, il 6 ottobre 2026, e un posizionamento strategico chiaro da parte di Microsoft: quella dell'esclusività console, almeno per questo specifico capitolo.

Gli sviluppatori, come hanno raccontato ai microfoni durante l'evento, hanno operato una vera e propria archeologia videoludica, scavando negli strati fondanti del franchise per riportare in superficie quei concetti di fratellanza, brutalità e malinconia che avevano decretato il successo della saga, ma rivisti attraverso la lente deformante dell'orrore puro. Non si tratta, dunque, di un semplice esercizio di stile nostalgia, bensì di un tentativo, riuscito a giudicare dai primi frame, di ricostruire il mito a partire dal suo giorno zero.

L’incubo dell’Emergence Day e il ritorno alla fratellanza

L’ambientazione, per chi conosce la lore, è quanto di più iconico si potesse scegliere: l’Emergence Day, quel fatidico momento in cui le Locuste squarciarono la crosta del pianeta Sera gettando l’umanità in un conflitto senza esclusioni di colpi.

Il creative director Matt Searcy ha spiegato che per restituire la sensazione di smarrimento voluta, il team ha deciso di concentrare l’azione in tre lunghi giorni all'interno della città di Kalona, abbandonando la struttura a livelli spesso sconnessa dei precedenti capitoli per abbracciare una coesione urbana resa possibile dalla potenza di Unreal Engine 5. È una scelta narrativa precisa, che mira a trasformare la metropoli in un vero e proprio personaggio, una gabbia di vetro e cemento dove il pericolo può arrivare da qualsiasi tombino o crepa nel muro.

E poi ci sono loro, i protagonisti: un Marcus Fenix giovane, ancora acerbo, e un Dominic Santiago che, come ha sottolineato il team, non ha ancora cucito addosso la divisa del veterano di guerra che abbiamo imparato a conoscere in "Gears of War 2" e "3". La loro storia, in questo contesto apocalittico, diventa il collante emotivo di un'esperienza che gli sviluppatori vogliono più intima e claustrofobica rispetto ai blockbuster a cui la saga ci aveva abituato in passato.

Gameplay rivoluzionato e l’eredità del multiplayer

Se l’atmosfera strizza l’occhio al cinema di George A. Romero e John Carpenter, il gameplay subisce una vera e propria rivoluzione silenziosa. Per la prima volta nella storia della serie, la mobilità dei personaggi non è più quella di carri armati umani che avanzano inesorabili. Il nuovo sistema, mostrato durante il Direct dedicato, introduce la possibilità di saltare, scivolare sotto i veicoli e persino distendersi a terra per sfruttare coperture basse, come un lembo di asfalto divelto dall’esplosione.

La technical director Kate Rayner ha rivelato che il team ha ricominciato praticamente "da un hard drive vuoto", ricostruendo ogni singolo asset e codice da zero per adattarli alle nuove possibilità del motore grafico; una scelta coraggiosa che, se da un lato ha moltiplicato il carico di lavoro, dall’altro ha concesso una libertà creativa che trasuda da ogni frame del video dimostrativo.

Il comparto multiplayer non è stato trascurato, anzi: accanto al classico Versus 4 contro 4, farà il suo ritorno una modalità Orda rivisitata, chiamata "Horde Siege", dove tre squadre (per un totale di dodici giocatori) dovranno difendere obiettivi su mappe di vaste dimensioni, mescolando la cooperazione tipica del franchise con una competizione indiretta tra i team.

La strategia delle esclusive Xbox: un caso spinoso

L’annuncio che ha forse fatto più discutere, però, non riguarda solo il gioco in sé, ma la sua distribuzione. Dopo una fase in cui Microsoft sembrava aver allentato la morsa delle esclusive, portando titoli come "Fable" e "State of Decay 3" anche su PlayStation 5 e Switch 2, "Gears of War: E-Day" e "Clockwork Revolution" hanno segnato una netta inversione di tendenza. A spiegare il nuovo corso ci ha pensato Matt Booty, chief content officer di Xbox, in un'intervista rilasciata a Gamertag Radio.

Booty, pur sottolineando che i grandi multiplayer rimarranno multipiattaforma per onorare promesse già fatte alla community, ha ribadito che per i single player il caso farà da padrone: "Vogliamo che i giocatori abbiano una ragione per comprare un Xbox", ha dichiarato, aggiungendo che l'obiettivo è prendere "la decisione giusta, non quella più veloce".

Questo significa che, mentre "Halo: Campaign Evolved" approderà sul mercato Sony come pattuito in precedenza, il nuovo Gears diventa un’arma a doppio taglio per convincere gli indecisi a restare nell’ecosistema del colosso di Redmond. Una strategia fluida, quella di Microsoft, che se da un lato abbraccia il futuro multipiattaforma per i servizi, dall’altro non intende privarsi del suo cavallo di battaglia per difendere l’hardware.

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