Niscemi, il belvedere sbarrato e le case vuote nella frana annunciata
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Redazione Interno
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Il cancello in stile barocco del diciannovesimo secolo che chiude l'accesso a "u tunnu", come lo chiamano in paese, non è solo una transenna di sicurezza ma il simbolo di un'intera cittadina che sente svanire le proprie certezze. Quel belvedere, che conclude la passeggiata del corso principale affacciandosi sulla piana di Gela fino al mare, è oggi inaccessibile perché a rischio cedimento, mentre un'atmosfera sospesa avvolge le vicine vie del quartiere Sante Croci, dove i vigili del fuoco, con interventi calibrati, accompagnano alcuni residenti a recuperare effetti personali dalle abitazioni ormai evacuate. La gravità della situazione, che ha portato allo sfollamento di oltre millesiccento persone, è l'ultimo atto di una vicenda lunga decenni, caratterizzata da allarmi inascoltati e da una gestione dell'emergenza che appare, a oggi, del tutto inefficace.
La relazione ignorata e l'annunciata inchiesta
A riaccendere i riflettori sulle responsabilità, dopo l'ultimo movimento franoso, sono state le parole del ministro, il quale ha annunciato di voler proporre un'indagine amministrativa per fare chiarezza su quanto accaduto dal 1997 a oggi. In quell'anno, come è noto, fu dichiarato per Niscemi lo stato di emergenza a causa di una frana, senza che tuttavia si giungesse a realizzare opere strutturali risolutive. Il ministro, evitando qualsiasi forma di diplomazia, ha respinto l'idea di scaricare le colpe unicamente sui sindaci che si sono succeduti, chiedendosi invece perché una relazione del 2022 – che definiva "fronte attivo" la criticità di Niscemi – sia rimasta lettera morta, ignorata dalle autorità competenti dell'epoca.
Un disastro costruito in trent'anni
Il racconto di quanto avvenuto negli ultimi tre decenni disegna il profilo di un cortocircuito istituzionale pressoché perfetto, dove le dichiarazioni di emergenza si sono susseguite alle ordinanze, spesso accompagnate dalla nomina di commissari e dallo stanziamento di fondi che, puntualmente, non sono stati spesi per interventi significativi. Gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica, in particolare dai geologi che da tempo classificano l'area come ad altissimo rischio idrogeologico, sono passati inosservati in un meccanismo che ha coinvolto, a vario Titolo, diversi livelli di governo e amministrazioni locali, lasciando la cittadina in una perenne condizione di precarietà.
La storia raccontata dall'informazione
La drammatica attualità di Niscemi è diventata anche oggetto di una approfondita narrazione giornalistica, con una puntata speciale del magazine "Storie d'Italia" del Tg2000 trasmessa in diretta e realizzata con inviati sul posto, a testimonianza di come la vicenda trascenda la semplice cronaca per assumere i contorni di una questione nazionale. Il servizio, andato in onda, ha ripercorso la cronaca di questi ventinove anni di emergenze, mettendo in luce il paradosso di risorse economiche allocate e mai realmente impiegate per la sicurezza del territorio, in un susseguirsi di occasioni mancate che hanno preparato il terreno all'ultimo, inevitabile, evento.




