Niscemi, il futuro delle case a ridosso della frana è segnato: demolizione certa
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Redazione Interno
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Le abitazioni di Niscemi che sorgono nell'area dei centocinquanta metri a ridosso del costone franato, ormai, non hanno più alcun futuro: destinate a crollare per l'instabilità del terreno, verranno comunque abbattute qualora resistessero. A dichiararlo, in una conferenza stampa a Palazzo d'Orleans, è stato il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, il quale, esprimendo netta contrarietà all'ipotesi di una "new town", ha precisato che si sta valutando come gestire l'emergenza abitativa. "Aspetto una relazione del sindaco sul numero di immobili sfitti", ha aggiunto Schifani, "per organizzare una provvisoria trasmigrazione di chi ha perso la casa". Una soluzione che, sebbene temporanea, appare come l'unica percorribile dinanzi a un paesaggio che, mutato radicalmente, impone sconde drastiche e immediate.
Un disastro prevedibile, già immortalato ventisette anni fa
Quella che oggi viene vissuta come una tragedia improvvisa, a ben guardare, era un evento ampiamente previsto, come testimoniano le immagini trasmesse dal Tg5 nel lontano 1997. I servizi dell'epoca, riproposti in televisione, mostravano con chiarezza inquietante le crepe che solcavano i muri delle case e le strutture già allora pericolanti, dipingendo uno scenario di degrado e incuria. A sottolineare questa continuità del rischio è stato Ettore Licheri del Movimento 5 Stelle, il quale non ha esitato a definire l'accaduto un "disastro annunciato", richiamando alla memoria le polemiche e le denunce che, già alla fine degli anni Novanta, accompagnarono il primo grande movimento franoso. Le parole dell'allora responsabile della Protezione civile siciliana, insieme alle accorate accuse mosse dal sindaco di quel periodo, completano un quadro di allarmi ripetutamente e colpevolmente ignorati.
La mobilitazione per salvare un patrimonio culturale in bilico
Tra le tante emergenze, un'altra se ne aggiunge, di carattere culturale: la biblioteca privata 'Angelo Marsiano', che custodisce un patrimonio di oltre quattromila volumi e rischia di essere inghiottita dal vuoto insieme alle case del quartiere Sante Croci. A lanciare un appello per la sua salvaguardia è stata la scrittrice Stefania Auci, autrice di grande successo, che ha coinvolto intellettuali, giornalisti e librai in una corsa contro il tempo. La richiesta è chiara e urgente: bisogna impedire che questo tesoro di carta e memoria vada irrimediabilmente perduto, dimostrando come, accanto al dramma abitativo, si giochi una partita altrettanto cruciale per la conservazione dell'identità e della storia del luogo.
Una fragilità nazionale che non conosce eccezioni
La vicenda di Niscemi, per quanto grave e simbolica, non costituisce affatto un caso isolato nel panorama nazionale, ma rappresenta piuttosto l'emblema di una condizione diffusa. Esiste un'Italia, fatta spesso di centri collinari e territori interni, che lentamente ma inesorabilmente scivola via, dove l'erosione del terreno e l'incuria hanno preso il posto delle coltivazioni e della cura quotidiana. I dati dell'Ispra, del resto, tracciano una mappa allarmante della pericolosità idrogeologica, indicando che la quasi totalità dei Comuni italiani ospita zone a rischio elevato o molto elevato. Oltre un milione e trecentomila persone, stando a queste stime, vivono in aree dove un nubifragio particolarmente intenso può innescare, in qualsiasi momento, conseguenze catastrofiche, ponendo una questione di sicurezza che trascende i confini regionali e chiama in causa scelte strategiche di lungo periodo.




