Crans Montana, Elsa torna a casa dopo sei mesi e riabbraccia la vita: il racconto del padre
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Redazione Interno
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È stata dimessa oggi, giovedì 18 giugno, dall'ospedale infantile Regina Margherita di Torino la quindicenne di Biella rimasta gravemente ferita nell'incendio di Capodanno al locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, e che proprio in questa struttura aveva proseguito il lungo percorso di cura dopo il primo ricovero a Zurigo e il successivo passaggio al Centro grandi ustionati del Cto torinese.
Le sue dimissioni, sebbene nell'aria da diversi giorni, sono state rese note solo nella giornata di oggi, chiudendo di fatto un capitolo durato sei mesi fatto di interventi chirurgici, terapie e riabilitazione.
La notizia, appresa con un misto di sollievo ed euforia, ha scatenato nella ragazza una reazione che il padre Lorenzo ha descritto con un'immagine che restituisce tutta la spontaneità dell'adolescenza: "Non ha pianto di gioia, ma si è super eccitata come sanno fare i ragazzi", ha raccontato ai giornalisti presenti davanti al nosocomio piemontese.
E se le lacrime non sono arrivate, l'entusiasmo si è manifestato subito in un gesto tipicamente contemporaneo: "Ha preso il suo telefono e a manetta ha iniziato a mandare messaggi agli amici, per avvisare tutti e organizzarsi". La priorità, per la 15enne, è stata infatti quella di riconnettersi con il mondo esterno e con il gruppo di coetanee che per questa sera le hanno preparato una cena e una festa a casa per celebrare il suo ritorno.
Il lungo cammino e il ringraziamento ai sanitari
Il percorso di Elsa, come ha tenuto a sottolineare il genitore, non è stato solo un calvario fisico ma anche un'esperienza umana complessa, scandita dal supporto costante di un'équipe multidisciplinare che l'ha accompagnata in ogni fase. In un incontro con la stampa voluto per formalizzare le dimissioni, alla presenza della direttrice sanitaria Silvana Barbaro e del direttore generale Adriano Leli, Lorenzo ha voluto esprimere una riconoscenza che raramente trova spazio nelle cronache ospedaliere.
Ha ringraziato gli "eccellenti" chirurghi per la loro competenza, ma anche lo staff degli psicologi, definito fondamentale per quel "percorso di sopportazione" che è stato necessario affrontare quotidianamente.
Un pensiero particolare, infine, è andato alle infermiere che, giorno dopo giorno, hanno saputo trasformare un rapporto di cura in un legame quasi affettivo: "Sono diventate delle amiche per Elsa e so che sarà difficile andar via da qua anche per questo motivo", ha aggiunto il padre, consapevole che quel sostegno umano ha fatto la differenza in un percorso costellato di ostacoli.
Accanto a loro, ha citato anche lo staff dei nutrizionisti, un supporto che si rivelerà cruciale nelle prossime settimane, visto che Elsa dovrà prestare grande attenzione all'alimentazione per permettere il pieno recupero dell'apparato digestivo, messo a dura prova dalle terapie intensive.
Il ritorno a casa e la "nuova vita" che inizia
Nonostante la gioia incontenibile, il rientro a casa segna per la famiglia l'inizio di una fase del tutto inedita. Come ha spiegato il padre, se da un lato c'è la voglia di ricominciare e di guardare al futuro con la speranza di realizzare sogni che sembravano ormai preclusi, dall'altro c'è la consapevolezza che la sicurezza dell'ospedale e la presenza costante degli specialisti verranno meno.
"Anche per noi si ricomincia a vivere - ha dichiarato Lorenzo - ma siamo un po' agitati perché chiaramente sarà una vita nuova, non avremo più uno staff al nostro fianco, saremo noi, anche se torneremo qui ogni settimana per i controlli".
La nuova quotidianità, dunque, sarà fatta di responsabilità dirette e di un monitoraggio costante, un passaggio che il padre definisce inevitabile per traghettare Elsa verso la piena autonomia. L'obiettivo, ora, è gestire l'entusiasmo della ragazza senza che questo diventi un peso per un fisico ancora in via di recupero, cercando di bilanciare il desiderio di riabbracciare gli amici con le necessità di un convalescenza che richiede calma e ritmi controllati.
Il viaggio a Zurigo per chiudere il cerchio
Ma il capitolo delle dimissioni non chiude del tutto la storia di Elsa, che anzi si prepara a un altro viaggio dal forte valore simbolico. Il padre ha infatti annunciato che, appena possibile, la porterà a Zurigo, nella clinica dove è iniziato il percorso che le ha salvato la vita. Non si tratta di una semplice vacanza, ma di un vero e proprio pellegrinaggio laico per ringraziare di persona i medici che, dopo il rogo, hanno effettuato i primi, decisivi interventi.
Un gesto dovuto per riconoscere il lavoro di chi, in Svizzera e poi in Piemonte, ha saputo coordinare un'operazione di salvataggio che ha unito due paesi e diverse eccellenze sanitarie, dimostrando come la collaborazione possa fare la differenza nelle situazioni di emergenza più estreme.




