Ss106, dopo la tragedia di Trebisacce il Comitato Civico attacca: “Strade insicure, tragedia annunciata”
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Redazione Interno
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L’ennesimo schianto frontale – avvenuto nella tarda serata di ieri sulla Statale 106, nel tratto compreso tra Trebisacce e Amendolara – ha riportato d’attualità una questione che si trascina ormai da decenni senza soluzioni strutturali. A perderci la vita sono stati Giuseppe Franco e Antonietta Vivacqua, rispettivamente di 54 e 53 anni, residenti a Oriolo. La coppia, stando a quanto ricostruito, era appena andata a prendere la figlia minore, rientrata da una gita scolastica a Paestum, quando il veicolo su cui viaggiavano – una Ford Fiesta – è stato coinvolto in un impatto frontale con una Bmw, con il successivo coinvolgimento di una Opel Meriva. Due le persone morte sul colpo, cinque i feriti, tra cui tre minorenni, alcune delle quali versano in condizioni giudicate critiche.
Il sindaco annuncia lutto cittadino, ma il comitato non ha dubbi
La prima reazione istituzionale è arrivata dal sindaco di Oriolo, Simona Colotta, che ha preannunciato lutto cittadino, un gesto – per quanto doveroso – che il Comitato Civico locale ha subito giudicato come puramente formale. “Strade insicure, tragedia annunciata”, si legge in una nota diffusa poche ore dopo il sinistro, l’ennesimo su quel chilometro 388+570, una porzione di asfalto che la cronaca locale ha ribattezzato da tempo “la strada della morte”. Nessuna sorpresa, dunque, per gli attivisti: l’incidente era previsto, dati alla mano, e l’ammanco di interventi sulla Ss106 rappresenterebbe, a loro giudizio, una responsabilità precisa e reiterata.
Tre veicoli coinvolti, feriti minorenni e un bilancio che interroga la politica
L’impatto, che ha coinvolto tre vetture in una sequenza ancora in fase di ricostruzione da parte degli inquirenti, è avvenuto in contrada Rovitti, nel territorio di Trebisacce. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i carabinieri, che hanno provveduto ai rilievi del caso. Tra i feriti – trasportati d’urgenza negli ospedali della provincia – figurano tre ragazze minorenni, due delle quali, secondo le prime flebili informazioni trapelate, verserebbero in condizioni molto serie. Nessuna delle autorità contattate ha però voluto diffondere ulteriori dettagli sullo stato di salute delle giovani, in attesa dell’evoluzione clinica. La dinamica resta affidata alle perizie: quel che è certo è che il tratto non dispone di barriere centrali continue e l’illuminazione, segnalano da tempo i residenti, è del tutto insufficiente.
Una scia di sangue lunga anni, e il silenzio di chi dovrebbe agire
Giuseppe e Antonietta si aggiungono a una lunga scia di vittime – ognuna col suo nome, la sua famiglia, la sua storia – che quella dorsale jonica ha già inghiottito. Il Comitato Civico, nel suo attacco, non ha citato singoli politici né ha avanzato richieste specifiche; si è invece limitato a definire l’accaduto come “la logica conseguenza di anni di disinteresse”. Una frase, secca, che pesa come un macigno in un territorio dove la Ss106 rappresenta non solo un’arteria di comunicazione ma anche una ferita aperta. I funerali delle due vittime si terranno nei rispettivi paesi d’origine, Oriolo e Roseto Capo Spulico, mentre i feriti restano ricoverati. Della Flotilla bloccata a largo di Creta, del messaggio di monsignor Savino per il Primo maggio e della partita dello Sprovieri Corigliano Volley in Sicilia – altre notizie di questa stessa edizione – non c’è traccia nel comunicato del comitato: qui si parla solo di asfalto, di lamiere e di morte.




