L’ultima gita della figlia e il conto salato sulla 106 jonica: sei vittime da inizio anno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono bastati pochi chilometri di asfalto, quelli compresi tra Trebisacce e Amendolara, per trasformare l’attesa di un ritorno in una cronaca di nera senza appello. Giuseppe Franco e Antonietta Vivacqua, entrambi cinquantquattrenni (lei cinquantatré secondo alcune ricostruzioni anagrafiche, ma il dato non sposta la sostanza del dramma), avevano appena accompagnato la figlia a prendere un pullman di rientro da una gita scolastica a Paestum. L’auto su cui viaggiavano, nel tardo pomeriggio del 30 aprile, è finita per cause ancora al vaglio della polizia stradale in un tamponamento che ha coinvolto tre veicoli; un impatto frontale laterale, si legge nei primi rilievi, avvenuto al chilometro 388+570, una frazione di strada senza eroi né cartelli che annuncino il pericolo.

La geografia della paura e i numeri senza appello

Il Comitato scientifico dell’organizzazione di volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” ha aggiornato il proprio bollettino con la rigidità di un contabile degli inferi: sei le vite spezzate da gennaio a oggi. La sequenza, se così si può chiamare una mattanza silenziosa, è iniziata il 20 gennaio con Giovanna Militano, quarantotto anni, a Montepaone. Poi Ivan Nicoletti (49 anni) il 22 febbraio a Corigliano-Rossano; Renato Fantò (41 anni) il 20 marzo a Roccella Jonica; Umberto Scumaci (64 anni) il 10 aprile a Belcastro. Infine, il 30 aprile, il doppio colpo che ha cancellato Franco e Vivacqua. Un dato, quello complessivo, che vale già quanto l’intero bilancio di molti tratti autostradali nazionali in dodici mesi, e che costringe a guardare al manto stradale calabrese come a una superficie che non smette di chiedere il pedaggio più alto.

Una strada che non concede tregua, nemmeno ai gesti quotidiani

Ciò che colpisce, nell’incidente di Trebisacce, è la normalità brutale della causa scatenante. I due genitori non stavano fuggendo da un inseguimento né affrontavano un tratto in condizioni meteo avverse: avevano semplicemente portato e poi ripreso la figlia, un gesto compiuto ogni giorno in ogni famiglia italiana. Eppure, lungo la 106 – ribattezzata “strada della morte” da chi abita quelle aree e la percorre per necessità, non per scelta – anche l’atto più consueto si trasforma in una roulette slava. I residenti di Oriolo, da dove proviene Antonietta, e di Roseto Capo Spulico, paese d’origine di Giuseppe, descrivono la coppia come il simbolo di una famiglia unita; locuzione che, al netto della retorica funebre, fotografa l’assenza di qualunque colpa preventiva da parte delle vittime.

L’altra faccia del bollettino: 23 morti in un anno e 406 feriti

Non si tratta, va detto, di un’eccezione statistica. Guardando all’intero arco del 2024 (e, va da sé, ai primi quattro mesi del 2025), la 106 jonica ha registrato ventitré decessi e quattrocentosei feriti, molti dei quali con esiti permanenti. La Calabria, regione già martoriata da carenze infrastrutturali croniche, paga qui un prezzo che gli interlocutori istituzionali definiscono “insostenibile” senza poi tradurre l’aggettivo in provvedimenti concreti. Gli incidenti quasi sempre riconducono a infrazioni del codice della strada – eccesso di velocità, sorpassi azzardati, mancata distanza di sicurezza – ma va altrettanto notato, senza scomodare alibi, che la conformazione della 106 è quella di una “fiumara che passa in un imbuto”: carreggiate obsolete, incroci a raso, illuminazione assente a tratti e una densità di traffico che mescola Tir, automobili e mezzi agricoli sullo stesso binario d’asfalto.

L’indagine e l’assenza di colpevoli immediate

La procura di Castrovillari, competente per il territorio di Trebisacce, ha aperto un fascicolo per omicidio stradale contro ignoti. I rilievi della polizia stradale hanno messo in sequestro i tre mezzi coinvolti – una Fiat Panda, una Renault Clio e un furgone – e sono in corso accertamenti sui tempi di reazione, sullo stato dei pneumatici e sulla eventuale distrazione di uno dei conducenti. Non emergono, al momento, ipotesi di guida in stato di ebbrezza o alterazione psicofisica. Il di Giuseppe Franco e quello di Antonietta Vivacqua sono stati restituiti alle rispettive famiglie dopo l’autopsia disposta dal magistrato di turno; i funerali si svolgeranno separatamente, a Oriolo e a Roseto Capo Spulico, in due chiese distanti meno di venti chilometri ma unite dallo stesso silenzio di chi non ha più parole per commentare l’ennesimo cedimento della strada.

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