Tragedia nei cieli di Fano, due paracadutisti muoiono dopo la collisione delle vele

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La quiete della tarda mattinata di domenica 14 dicembre, nei pressi del campo d'aviazione fanese, è stata lacerata da una tragedia aerea che ha stroncato le vite di due esperti paracadutisti. Ermes Zampa, settantenne, e Violetta Laiketsion, sessantatreenne, hanno perso la vita in uno schianto al suolo, davanti agli occhi dei loro compagni, dopo che le fasi finali di un lancio apparentemente ordinario sono degenerate in una catena di eventi fatali. Le prime, drammatiche ricostruzioni, basate sulle testimonianze di chi assisteva all'operazione, indicano che il punto di svolta si sarebbe consumato a un'altezza estremamente ridotta, tra i trenta e i cinquanta metri dal suolo, quando le calotte dei due paracadute si sono avvicinate fino a entrare in contatto.

L'aggrovigliamento fatale a pochi secondi dall'atterraggio

A quell'esigua altezza, ogni margine di manovra si assottiglia in modo drastico, quasi annullandosi. Il contatto tra le due vele, come spiegato da chi dirige la scuola di paracadutismo locale, ha innescato un aggrovigliamento dei cavi di sospensione che ne ha provocato il quasi immediato collasso strutturale. Le calotte, private della necessaria tensione aerodinamica, si sono afflosciate su se stesse, privando i due paracadutisti di ogni possibilità di controllo sulla discesa. La caduta, da quel momento, è diventata incontrollata e l'impatto al suolo, avvenuto a velocità elevatissima nelle adiacenze della scuola stessa, non ha lasciato alcuna possibilità di sopravvivenza. Sul posto sono immediatamente intervenuti i carabinieri, ai quali spetta ora il compito di tracciare un quadro definitivo della dinamica.

Le immagini cruciali per le indagini

Un elemento di possibile decisività per le indagini è rappresentato da una ripresa video, già in possesso delle forze dell'ordine. A catturarla, quasi per un macabro caso, è stato un appassionato di aeromodellismo che stazionava in un'area limitrofa a quella del lancio. Le sue immagini, ora al vaglio degli inquirenti, sembrerebbero riprendere proprio i momenti che precedono lo schianto, mostrando le fasi dell'atterraggio, il potenziale contatto tra i due corpi o le loro attrezzature e, infine, il collasso delle strutture portanti. Quelle sequenze, se confermate nella loro nitidezza e prospettiva, potranno offrire dati tecnici fondamentali, sciogliendo ogni dubbio residuo sulla successione esatta degli eventi che hanno portato alla morte dei due sportivi.

Il pericolo della collisione a bassa quota

L'incidente di Fano riporta drammaticamente l'attenzione sui rischi specifici legati alla fase di atterraggio nel paracadutismo, spesso erroneamente considerata la più sicura. Una collisione a bassissima quota, come quella verificatasi, rappresenta uno degli scenari più temuti perché annulla il fattore tempo, risorsa preziosissima in volo. A cinquanta metri dal suolo, la velocità verticale di discesa sotto una vela aperta è comunque considerevole e lo spazio per tentare una manovra di emergenza, come il taglio della calotta principale e l'apertura di quella di riserva, praticamente inesistente. L'effetto domino causato dall'intreccio dei cavi compromette in un istante l'integrità di entrambi i paracadute, trasformando una caduta controllata in una voluta libera e senza scampo. La tragedia di Fano, al di là del lutto che colpisce l'ambiente, si configura dunque come un caso da manuale della pericolosità di simili evenienze.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.