Tragedia nei cieli di Fano: due paracadutisti muoiono per una collisione a bassa quota

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un silenzio innaturale, rotto solo dallo stridio degli uccelli, è calato sul campo di via Mattei a Fano, dove domenica pomeriggio si è consumata una tragedia che ha scosso l'intero mondo del paracadutismo. Ermes Zampa, settant'anni, e Violetta Laiketsion, sessantatré, entrambi paracadutisti di grande esperienza, hanno perso la vita precipitando al suolo dopo che i loro paracadute si sarebbero aggrovigliati in fase di atterraggio. Una dinamica fulminea, che non ha lasciato spazio a manovre correttive, come ha spiegato il direttore della scuola Skydive, Roberto Mascio, presente sul luogo dell'incidente: la collisione tra le calotte, a una quota stimata tra i quaranta e i cinquanta metri, avrebbe provocato l'immediato collasso delle vele, trasformando una discesa controllata in una caduta libera.

Il video cruciale per le indagini

Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Procura di Pesaro che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, potrebbero trovare un elemento decisivo in un filmato amatoriale. A girarlo, dalla prospettiva di un campo adiacente, è stato un appassionato di aeromodellismo, le cui immagini immortalerebbero proprio i secondi fatali dell'avvicinamento al suolo e del probabile contatto tra i due paracadutisti. Quelle sequenze, già sottoposte a sequestro, sono ora al vaglio degli investigatori, i quali sperano di ricostruire con precisione millimetrica l'esatta successione degli eventi che ha portato al groviglio dei cavi e al conseguente cedimento delle strutture.

L'esperienza che non ha potuto nulla

Quello che rende l'accaduto ancor più amaro è il bagaglio tecnico delle vittime, il cui paracadute principale, come spesso accade per i professionisti, era del tipo "ad ala", progettato per planate precise e ad alta manovrabilità. Zampa e Laiketsion, considerati nel loro ambiente dei veri cultori della disciplina, vantavano complessivamente un'esperienza di circa ottomila lanci, un numero che di per sé esclude, secondo i primi accertamenti, l'ipotesi di un malore improvviso quale causa primaria. Le loro competenze, tuttavia, nulla hanno potuto di fronte a una situazione divenuta critica in un lasso di tempo brevissimo, forse non più di tre secondi, durante i quali si sono visti, come emerso da alcune ricostruzioni, con i piedi legati dai cavi mentre le vele perdevano portanza.

Le procedure d'obbligo per fare chiarezza

Oltre all'acquisizione del video, il percorso giudiziario per fare piena luce sulla sciagura ha previsto anche il sequestro della telecamera di bordo e la disposizione dell'autopsia sui corpi dei due paracadutisti. Questi atti, sebbene dolorosi per i familiari, rappresentano passi procedurali obbligati per escludere qualsiasi concausa fisiologica e per accertare le responsabilità, se esistono, in un incidente che appare legato a una concatenazione di fattori tecnici e ambientali. La scuola di paracadutismo, da parte sua, collabora con le forze dell'ordine mentre l'attenzione si concentra sulla pericolosità di collisioni a bassa quota, evento raro ma estremamente critico per la ridottissima finestra temporale disponibile per attivare il paracadute di emergenza o tentare una manovra di sgancio.

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