Lavoro, disoccupazione scende al 6% ma le ombre restano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I dati Istat di luglio, che registrano un tasso di disoccupazione sceso al 6% con un incremento di 13mila occupati rispetto a giugno, dipingono un quadro complesso e non uniformemente positivo. Sebbene il saldo annuale, che segna un +218mila occupati, offra un conforto statistico, l’analisi disaggregata rivela criticità profonde che il dato complessivo tende a mascherare. La crescita, infatti, è trainata in modo preponderante dall’aumento dei lavoratori dipendenti, sia a tempo indeterminato che – in misura minore – determinato, mentre il comparto degli autonomi continua a registrare una contrazione significativa, segnale di un malessere diffuso nel tessuto delle piccole imprese e del lavoro indipendente.

Le disparità di genere costituiscono un altro elemento di allarme, con una performance occupazionale femminile che stenta a decollare e che rimane sensibilmente al di sotto di quella maschile. Questo divario, persistente nonostante i proclami politici, indica come le misure finora adottate siano insufficienti a colmare un gap strutturale che penalizza l’intero sistema Paese. Parallelamente, il dato sulla disoccupazione giovanile, pur in calo al 18,7%, rimane a livelli allarmanti, confermando una difficoltà cronica di assorbimento dei neodiplomati e dei neolaureati nel mercato del lavoro, i quali spesso si ritrovano costretti in percorsi di inserimento lunghi e precari.

La reazione del Governo, che attraverso la premier Giorgia Meloni ha definito i numeri "incoraggianti", sembra dunque cogliere soltanto la superficie di un fenomeno ben più articolato. L’enfasi posta sul risultato complessivo rischia di oscurare le fragilità di un’economia in cui la qualità del lavoro e la stabilità dei contratti rappresentano ancora un traguardo lontano per molti. L’aumento dei dipendenti permanenti, seppur positivo, non basta da solo a compensare le perdite in altri settori e le asimmetrie che caratterizzano il mercato.

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