Crans-Montana, l'indagine sull'incendio del Constellation tra i reperti e le vite dei proprietari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’odore acre del rogo, a distanza di mesi, persiste ancora tenace tra le macerie annerite del “Le Constellation”, un’eco sensoriale della strage di Capodanno che ha spento decine di giovani vite e segnato per sempre la località sciistica svizzera. Mentre gli investigatori, in un lavoro meticoloso e per nulla congelato, continuano ad ascoltare testimoni e a setacciare ogni frammento di prova, l’attenzione degli inquirenti si concentra sempre più saldamente sui due unici indagati formalmente: i coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, titolari del locale. A loro sono contestate le accuse di omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposi, un capo d’imputazione che grava come una montagna sulla valle, mentre proseguono le analisi tecniche per stabilire l’esatta dinamica del disastro, scatenato dall’uso di candele pirotecniche durante i festeggiamenti.

Il video e la ricostruzione dei fatti

Tra i materiali al vaglio della procura, un video sta assumendo un ruolo significativo, sebbene controverso. Le immagini, che risalgono alla notte stessa dell’incendio, ritrarrebbero Jessica Moretti con visibili ustioni su un braccio mentre si allontanerebbe dal luogo della tragedia, portando con sé la cassa del locale. Questo elemento, che alcuni hanno interpretato come una fuga, si scontra però con l’assenza di qualsiasi riscontro ospedaliero circa un suo ricovero per quelle ferite, un dettaglio non secondario che gli inquirenti devono chiarire. La pista del dolo, peraltro, non è al momento formalmente contemplata, rimanendo l’ipotesi principale quella della colpa, legata a scelte organizzative e di sicurezza che quella notte si rivelarono fatali.

Il passato giudiziario e l’ascesa a Crans-Montana

La parabola dei Moretti nella rinomata stazione sciistica, caratterizzata da un visibile boom di investimenti immobiliari e da una rapida ascesa sociale, è oggi esaminata sotto una luce diversa, quella severa delle indagini. Un bagaglio del passato, per Jacques Moretti, torna a pesare nella valutazione complessiva della coppia. Nel 2008, infatti, sebbene il processo si sia celebrato ad Annecy, in Francia, l’uomo fu condannato a dodici mesi di reclusione per il reato di sfruttamento della prostituzione, attività che avrebbe gestito in un centro massaggi situato a Ginevra, sulle sponde del fiume Arve. Un precedente che, pur non avendo un nesso diretto con la tragedia del Constellation, contribuisce a delineare il profilo di uno degli indagati, il cui approccio con la Confederazione Elvetica, come dimostra quel caso, non era stato dei migliori.

Le polemiche e il corso della giustizia

Lo svolgimento delle indagini procede dunque tra l’estremo cordoglio per le vittime, perlopiù giovanissime, e un clima di vivaci polemiche che attraversa la cittadina. Molte di queste critiche sono rivolte a quello che viene percepito come un eccessivo garantismo nei confronti dei proprietari del locale, i quali non sono stati sottoposti a misure cautelari detentive. Altre proteste, di natura politica, chiedono invece le dimissioni del sindaco e dell’intero consiglio comunale, ritenuti in qualche modo corresponsabili per i controlli mancati. La macchina della giustizia, intanto, prosegue il suo corso, cercando nella scienza e nelle testimonianze le risposte che possano fare piena luce su una delle più gravi tragedie avvenute in Svizzera negli ultimi decenni.

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