Crans-Montana, i proprietari del Constellation scrivono ai dipendenti e rompono il silenzio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo il devastante incendio che, nella notte di Capodanno, ha stroncato la vita di quarantuno persone e ne ha ferite centoquindici all'interno del locale "Le Constellation", i titolari Jacques e Jessica Moretti hanno inviato una lettera ai loro dipendenti. Nella missiva, di cui è stata diffusa parte del contenuto, i coniugi esprimono il proprio senso di dovere, dichiarando di "considerare nostro dovere alleviare il vostro dolore" e di portare il lutto, con un dolore che definiscono "immenso", anche per le vittime. Una mossa, questa, che arriva a seguito di un lungo periodo di riserbo e che si configura come un primo, ufficiale tentativo di rivolgersi direttamente a coloro che lavoravano nella struttura.

La lettera come scudo e la prima intervista

La decisione di rompere il silenzio, seppure temporaneamente, è stata motivata in modo singolare dalla stessa Jessica Moretti in un successivo colloquio con la stampa. La donna, la quale, assieme al marito, si trova al centro delle indagini sulla strage, ha infatti spiegato di aver scritto quella lettera "perché ci protegge". Affermazione che, nel suo svolgersi, sembra voler marcare una distanza netta rispetto alle voci circolate nelle settimane passate, che lei liquida senza mezzi termini come "tutto falso". In particolare, la titolare ha voluto smentire con forza l'ipotesi, avanzata da alcune ricostruzioni, di una fuga con la cassa del locale, ribadendo la sua intenzione di restare a disposizione della giustizia.

Il racconto del figlioccio e le lacune nella sicurezza

Mentre i proprietari prendono la parola, dagli atti investigativi emergono con sempre maggiore chiarezza i dettagli della gestione operativa della sala. Jean-Marc Gabrielli, indicato come il figlioccio dei Moretti e presente quella sera, ha fornito un interrogatorio di molte ore agli inquirenti, nel quale ha cercato di descrivere il suo impegno per salvare i presenti, parlando di "dodici ore in trincea" per difendere quella che considerava la sua seconda famiglia. Tuttavia, di fronte a domande precise sulla preparazione del personale, lo stesso Gabrielli è stato costretto ad ammettere carenze formative cruciali, confessando che non erano stati organizzati corsi di formazione specifici sulla sicurezza e che lui non era stato addestrato per gestire emergenze della portata di quella verificatasi.

La ricerca della verità e il quadro giudiziario

Seduta al tavolino di un bar, sotto la supervisione dei suoi legali, Jessica Moretti ha quindi voluto precisare la sua posizione, sottolineando di comprendere la rabbia delle vittime ma di non volersi sottrarre alle proprie responsabilità. "Non scappo: anch'io voglio che venga fuori la verità", ha dichiarato, senza però avanzare alcuna ammissione specifica sulle possibili cause del rogo. La sua versione, che si limita a ribadire la propria disponibilità alla collaborazione e a lamentare la circolazione di ciò che definisce bugie sul suo conto, si inserisce in un procedimento giudiziario ancora in fase istruttoria, il cui obiettivo primario resta quello di accertare le dinamiche e le responsabilità che hanno portato alla sciagura.

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