Crans-Montana, il sindaco Féraud e altri quattro amministratori indagati per la strage del Constellation

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il castello di silenzi e omissioni che per anni ha avvolto l'attività amministrativa della rinomata località turistica di Crans-Montana, nel Canton Vallese, ha cominciato a sbriciolarsi sotto il peso delle carte bollate. La Procura generale, diretta da Béatrice Pilloud, ha infatti esteso il perimetro dell'inchiesta penale relativa alla strage di Capodanno, quel rogo divampato nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio all'interno del discobar Le Constellation, che è costato la vita a 41 giovani, ferendone altri 115. Tra i nuovi iscritti nel registro degli indagati, con effetto retroattivo al 5 marzo, figura il primo cittadino in carica, Nicolas Féraud, al quale vengono contestati, al pari degli altri, i reati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

L'attenzione degli inquirenti vallesani si è dunque spostata, o quantomeno allargata, dal presunto innesco del rogo – di cui sono già chiamati a rispondere i coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale – alle maglie larghe di un sistema di vigilanza che, secondo l'accusa, avrebbe dovuto prevenire una simile ecatombe. Non si tratta più soltanto di verificare la conformità delle strutture interne al Constellation o i materiali utilizzati, ma di scrutinare a fondo l'operato di chi avrebbe dovuto assicurarsi che quelle norme venissero rispettate. Oltre a Féraud, la Procura ha formalizzato lo status di indagato per Kévin Barras, consigliere comunale con delega alla sicurezza e oggi deputato supplente nel parlamento cantonale; per Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter, figure che, a vario Titolo e in periodi differenti, hanno ricoperto ruoli chiave nei settori preposti ai controlli, sia per l'attuale comune di Crans-Montana che per il soppresso municipio di Chermignon, poi inglobato nel primo. Con loro, risultano già indagati l'attuale responsabile dell'ufficio sicurezza, Christophe Balet, e il suo predecessore, Ken Jacquemoud, a testimoniare un'azione giudiziaria che intende scandagliare ogni livello decisionale e operativo.

L'ammissione del sindaco e le omissioni che durano da anni

Il fondamento delle pesanti accuse mosse al vertice dell'amministrazione comunale poggia su un'ammissione pubblica resa dallo stesso Féraud all'indomani della tragedia: il Comune non aveva effettuato le ispezioni periodiche di sicurezza obbligatorie per legge nel locale di via du Prado per un lustro intero, dal 2020 al 2025. Un intervallo temporale siderale se si considera che la normativa vallesana imporrebbe verifiche annuali per gli esercizi pubblici, e che l'ultimo controllo approfondito, come emerso dagli interrogatori, risaliva al biennio 2018. I funzionari interpellati, inclusi Balet e Jacquemoud, avevano già paventato una cronica carenza di organico – con centinaia di ispezioni demandate a un personale numericamente insufficiente, costretto a privilegiare strutture sensibili come scuole e case di riposo a discapito di bar e ristoranti – ma la Procura ritiene che tale giustificazione non possa esimere dalle responsabilità penali chi aveva il dovere di organizzare il servizio e garantire l'applicazione delle leggi.

I reati contestati e il peso delle denunce dei privati

Il provvedimento della procuratrice Pilloud non si limita a contestare mere violazioni amministrative: le fattispecie ipotizzate sono quelle più gravi previste dall'ordinamento elvetico in materia di responsabilità colposa. Oltre al sindaco Féraud, per tutti e cinque i nuovi indagati si procede per lesioni personali colpose e per incendio colposo, aggravati dalla consapevolezza, che l'accusa ritiene provata, di esporre a pericolo la vita altrui. Va ricordato che la posizione del primo cittadino era già stata oggetto di una denuncia penale presentata a fine gennaio da due avvocati del luogo, Alain e Anne-Sophie Viscolo, nell'interesse di un giovane rimasto gravemente ustionato e dei suoi genitori; un'azione legale che di fatto ha anticipato e sollecitato l'ingresso formale di Féraud nel fascicolo principale. L'iscrizione nel registro, avvenuta dopo un'istruttoria che ha incluso l'acquisizione di mail e documenti informatici negli uffici comunali, sancisce ora un passaggio processuale cruciale, equiparando di fatto la posizione giuridica dei vertici dell'esecutivo locale a quella dei gestori del locale, nel solco di un'inchiesta che non intende lasciare zone d'ombra.

Il coordinamento con la magistratura italiana

Mentre a Sion il fascicolo si arricchisce di nuovi indagati e si appresta a sentire nuovamente testimoni chiave come Rozerin Ozkaytan, la fotografa del Constellation scampata alle fiamme, convocata per il 25 marzo, procede spedito anche il binario dell'inchiesta italiana, coordinata dalla Procura di Roma. Tra il 23 e il 27 marzo è atteso un incontro operativo tra i magistrati romani e la procuratrice aggiunta vallesana Catherine Seppey, titolare del dossier. Un'occasione, come sottolineano i legali delle parti offese italiane, per esaminare il materiale probatorio raccolto finora e dare impulso a una cooperazione giudiziaria che si annuncia complessa, ma che appare indispensabile per fare piena luce su una notte di orrore che ha spezzato decine di giovani vite e che ora chiama in causa, pesantemente, anche chi quei giovani avrebbe dovuto proteggerli tra le mura di un luogo di svago.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.