Crans-Montana, i coniugi Moretti indagati a Roma per la strage del Constellation

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Roma ha compiuto un passo formale e sostanziale nell’inchiesta sulla tragedia che la notte del 31 dicembre scorso ha trasformato il locale “Le Constellation” di Crans-Montana in una trappola mortale. I titolari dell’esercizio, Jacques e Jessica Moretti, sono stati ufficialmente iscritti nel registro degli indagati, con l’accusa di dover rispondere a un quadro accusatorio di una gravità inaudita che include il disastro colposo, l’omicidio plurimo colposo, l’incendio e le lesioni gravissime. A pesare sui due coniugi, precisa l’ordinanza dei magistrati capitolini, è l’aggravante legata alla violazione della normativa antinfortunistica, un dettaglio che nei prossimi sviluppi potrebbe rivelarsi cruciale per determinare le rispettive responsabilità penali nella gestione della sicurezza del pubblico.

L’indagine, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi con i pm Giovanni Conzo e Stefano Opilio, si basa su un impianto probatorio che trova le sue fondamenta più solide nelle testimonianze dei sopravvissuti italiani. I racconti di quei giovani, che si sono trovati a lottare contro le fiamme in un ambiente angusto e privo di vie di fuga, hanno dipinto un quadro desolante e dettagliato: le uscite di sicurezza – elemento essenziale in qualsiasi esercizio pubblico – sono state descritte come sistematicamente sbarrate, forse per ragioni legate al controllo degli ingressi. Gli inquirenti hanno potuto constatare, attraverso le dichiarazioni rese, l’assenza di materiali ignifughi nel rivestimento del locale, una negligenza che avrebbe favorito la propagazione rapidissima del fuoco, trasformando un potenziale incidente in una catastrofe. A ciò si aggiunge l’accusa, altrettanto grave, che nessun estintore funzionante fosse a portata di mano e che nessuno, tantomeno il personale o i gestori, abbia fornito indicazioni utili per coordinare una fuga resa già difficile dal panico e dal fumo.

La fuga di Jessica Moretti e i telefoni sotto sequestro

Un elemento di rottura narrativa, emerso dalle deposizioni dei sopravvissuti e che ora diventa centrale nel fascicolo romano, riguarda la condotta personale della titolare Jessica Moretti. Secondo quanto riportato da più fonti raccolte dagli inquirenti, mentre l’incendio divorava il locale e i ragazzi cercavano disperatamente una via d’uscita tra le grate bloccate, la donna sarebbe stata vista allontanarsi, preoccupandosi della propria salvezza piuttosto che dell’emergenza in corso. Questo comportamento, se confermato dalle indagini, potrebbe rappresentare non solo un’aggravante morale ma anche un tassello fondamentale per dimostrare la consapevolezza dei rischi da parte della gestione. Per ricostruire l’esatta sequenza temporale degli ultimi istanti di vita all’interno del Constellation, la Procura della Capitale ha disposto il sequestro probatorio dei telefoni cellulari sia delle vittime che dei feriti. L’analisi dei video amatoriali, dei messaggi e delle geolocalizzazioni potrebbe offrire una mappa precisa di come si sono propagate le fiamme e di quanto tempo abbiano avuto a disposizione i 41 giovani, tra cui sei cittadini italiani, prima di soccombere.

La svolta del filone italiano e le ramificazioni internazionali

L’apertura di questo fronte romano, che affianca l’inchiesta già in corso nella procura svizzera del Vallese, segna un’importante svolta giurisdizionale nel caso. Sebbene i Moretti risultino già indagati anche in Svizzera per reati analoghi, l’iniziativa del pool guidato da Lo Voi – che ha ricevuto il via libera dalle autorità elvetiche già nei mesi scorsi – testimonia la volontà dell’Italia di non delegare completamente la giustizia relativa alle proprie vittime. L’istruttoria romana non si limita a fare da sponda a quella principale, ma procede in autonomia, raccogliendo prove e testimonianze che potrebbero rafforzare le richieste di risarcimento per le famiglie colpite. La complessità del caso, che coinvolge competenze territoriali differenti e ordinamenti giuridici separati, impone una coordinazione serrata, anche se i pubblici ministeri italiani hanno già dimostrato di voler procedere spediti, sfruttando ogni strumento normativo a disposizione per fare chiarezza su una delle stragi del divertimento più gravi degli ultimi anni.

Le omissioni strutturali nella sicurezza del locale

Oltre alle accuse dirette ai coniugi, il fascicolo della procura di Roma mette indirettamente sotto torchio il sistema di prevenzione che avrebbe dovuto tutelare i frequentatori del “Le Constellation”. Le testimonianze raccolte parlano chiaro: non solo le uscite erano bloccate, ma mancava del tutto una segnaletica luminosa d’emergenza, e i rivestimenti interni, compreso il materiale fonoassorbente posizionato sul soffitto – quello che per primo ha preso fuoco a causa delle scintille di una candela pirotecnica – non rispettavano gli standard ignifughi richiesti. Si delinea così il profilo di un locale gestito come una “bomba a orologeria”, dove la priorità era estraniarsi dai controlli piuttosto che investire nella sicurezza passiva. Questi elementi di fatto, già emersi nei primi interrogatori dei funzionari comunali svizzeri (alcuni dei quali hanno ammesso una cronica carenza di risorse umane per le ispezioni), costituiscono ora la base dell’aggravante contestata dalla procura di piazzale Clodio, trasformando una semplice fatalità in una presunta scelta criminale di gestione.

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