Crans-Montana, le omissioni fatali dietro la strage del Constellation

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quello che doveva essere il luogo della festa si è trasformato, la notte di Capodanno, in una trappola mortale. Le indagini sulla sciagura che ha spento quaranta vite nel locale "Le Constellation" stanno delineando, attraverso i verbali degli interrogatori, una catena di negligenze e decisioni miopi, il cui peso dovrà essere stabilito dalla Procura del Cantone Vallese. Al centro dell'inchiesta, come un macabro filo conduttore, emergono due elementi fatali: un materiale scelto per risparmiare e una porta che avrebbe potuto aprire alla salvezza, ma che invece è rimasta sbarrata.

La scelta infiammabile e le avvertenze ignorate

La ricostruzione tecnica ha posto sotto una luce sinistra il materiale fonoassorbente applicato alle pareti del bar. Si trattava, come accertato, di una comune schiuma in poliuretano, acquistata in un negozio di bricolage a circa diciassette euro al metro quadrato, la quale – lungi dall’essere ignifuga – recava in etichetta la chiara dicitura di "sostanza altamente infiammabile". Una caratteristica, questa, che il titolare Jacques Moretti ha dichiarato di aver ignorato al momento dell'acquisto e dell'installazione, finalizzata unicamente all'insonorizzazione del locale. La dinamica dell’incendio, sviluppatosi con velocità devastante, ha trovato in quel rivestimento un combustibile ideale, trasformando lo spazio in un inferno in pochi istanti.

La porta sbarrata e le ammissioni che inchiodano

Mentre le fiamme divampavano, Jacques Moretti tentava di raggiungere l’interno dal retro del locale. La sua testimonianza agli investigatori, carica di un realismo agghiacciante, descrive il primo, terribile tentativo di soccorso: la porta di servizio, unica via di fuga alternativa, «era chiusa e bloccata dall’interno con il chiavistello». Dichiarazione, questa, che suona come un’auto-accusa, poiché la normativa di sicurezza impone che tali passaggi restino sempre sbloccati e accessibili. Forzando l’ingresso, il proprietario si è trovato di fronte alla scena della strage, riuscendo a trarre in salvo solo la giovane cameriera, mentre sul pavimento giacevano già decine di feriti e una vittima.

La scala diventata trappola e i corpi ammassati

L’esito più tragico si è consumato in uno spazio angusto. Gli agenti specializzati nelle identificazioni hanno rinvenuto trentaquattro delle quaranta vittime ai piedi della scala che collegava il piano terra al seminterrato, il punto di origine dell’incendio. Quel vano, che nel 2015 era stato oggetto di una ristrutturazione che ne aveva ridotto l’ampiezza da tre metri a soltanto uno, si è rivelato una vera e propria gola stretta senza scampo. I giovani, cercando probabilmente una via di fuga verso il basso o tentando di risalire, sono rimasti intrappolati in quel cunicolo, sovrastati dal fumo e dalle fiamme che salivano rapidissime.

Le responsabilità e il quadro giuridico in evoluzione

L’inchiesta, mentre ricostruisce meticolosamente la sequenza degli eventi, valuta anche le possibili responsabilità degli enti pubblici, a partire dal Comune di Crans-Montana chiamato a verificare il rispetto delle norme antincendio. Proprio in questo frangente, però, potrebbe entrare in gioco una nuova legge entrata in vigore il primo gennaio, la quale – secondo alcune interpretazioni – potrebbe limitare la responsabilità dell’amministrazione comunale per quanto accaduto. Un dettaglio normativo che si intreccia con le ammissioni del proprietario, il quale ha fornito, quasi inconsapevolmente, gli elementi più gravi per la ricostruzione delle colpe, confermando di aver vanificato, con quella porta chiusa a chiave, l’ultima speranza di salvezza.

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