Crans-Montana, i proprietari del Constellation rompono il silenzio con i dipendenti
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Redazione Esteri
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A più di un mese dalla strage di Capodanno che ha insanguinato la località sciistica, provocando la morte di quarantuno persone e il ferimento di altre centoquindici, una lettera arriva a chi, quella notte, si trovava all'interno del locale "Le Constellation". Jacques e Jessica Moretti, i proprietari, hanno infatti scritto ai loro dipendenti, scegliendo un canale diretto e privato dopo un periodo di pubblico silenzio. "Consideriamo nostro dovere alleviare il vostro dolore", si legge nello scritto, nel quale i coniugi sottolineano con decisione di volersi assumere le proprie responsabilità, affermando in modo esplicito: "Non scarichiamo le nostre responsabilità su di voi". Quel gesto, che segue giorni di accuse reciproche e di un'indagine giudiziaria ancora in corso, rappresenta la prima comunicazione ufficiale indirizzata al personale, un tentativo di riannodare un filo spezzato dalla tragedia.
Il peso di un silenzio imposto dalle indagini
Nella missiva, i Moretti forniscono una chiave di lettura sul loro comportamento pubblico nei giorni successivi al disastro, definendo quel silenzio non come una scelta ma come una costrizione. "A causa delle indagini in corso, siamo stati costretti ad astenerci dall'esprimervi le nostre più sentite condoglianze", scrivono, aggiungendo che è stato un periodo "incredibilmente pesante e doloroso". Una costrizione, quella dettata dalle procedure legali, che ha impedito loro, a loro dire, di manifestare pubblicamente il cordoglio per le vittime e il sostegno verso i sopravvissuti, creando un vuoto che ha alimentato molteplici interpretazioni e speculazioni. Ora, dichiarano di aver "deciso di rompere il silenzio che ci è stato imposto, almeno per la durata di questa lettera", attribuendo a questo atto scritto anche una funzione protettiva, come ha poi precisato Jessica Moretti in una successiva dichiarazione.
La difesa pubblica e la volontà di collaborare
Le parole contenute nella lettera ai dipendenti trovano infatti un'eco in alcune dichiarazioni rese successivamente all'esterno, nelle quali Jessica Moretti ha voluto ribadire la propria posizione con toni netti. Ha smentito categoricamente le voci, circolate in alcune frange della cronaca, di una fuga con la cassa del locale, definendo "falso" quanto riportato. La titolare, assieme al marito, ha posto l'accento sulla volontà di far emergere la verità dei fatti, dichiarando la piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti per fare luce sulle dinamiche che hanno portato all'incendio. Un chiarimento che mira a contrastare una narrazione che li ha visti, in alcune circostanze, ritratti in modo negativo, mentre ribadiscono il proprio lutto per "coloro che non ci sono più", un dolore che definiscono "immenso".
Un tentativo di ricucire dopo la tragedia
Al di là delle questioni legali e delle difese pubbliche, il cuore del messaggio rivolto ai dipendenti sembra risiedere in una promessa di non abbandono. I Moretti, nel testo, non si limitano alle espressioni di cordoglio o alla mera assunzione di responsabilità, ma cercano di tracciare una linea per il futuro, seppur immediato, delle persone che lavoravano per loro. Il tono è quello di un impegno preso, di un dovere morale percepito come prioritario dopo la catastrofe. La lettera, nel suo complesso, si configura quindi come un doppio atto: da un lato, è uno strumento di comunicazione interna per affrontare il trauma collettivo; dall'altro, rappresenta un primo, significativo passo per uscire dall'isolamento in cui le esigenze investigative li avevano confinati, tentando di riprendere un dialogo interrotto dalla furia delle fiamme e dal successivo procedere della macchina della giustizia.




