A Cannes vince Panahi, la palma d’oro alla libertà dell’Iran
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il Festival di Cannes 2025 ha chiuso i battenti con una cerimonia che ha consacrato, ancora una volta, il cinema come strumento di denuncia e resistenza. La palma d’oro è andata a A Simple Accident di Jafar Panahi, regista iraniano da anni ostacolato dal regime di Teheran, che gli ha impedito più volte di presentare le sue opere fuori dal Paese. Quando Cate Blanchett ha pronunciato il suo nome, Panahi, visibilmente commosso, ha faticato ad alzarsi dalla poltrona: un gesto che riassume anni di battaglie, censure e carcerazioni.
Il film, distribuito in Italia da Lucky Red, è un atto d’accusa senza compromessi contro la repressione in Iran, realizzato nonostante le limitazioni imposte a un autore costretto a lavorare nell’ombra. La vittoria assume un valore simbolico, soprattutto se si pensa alle sedie vuote lasciate da Panahi in passato, quando era detenuto o impossibilitato a viaggiare. «È tempo di libertà per l’Iran», ha dichiarato il regista, aggiungendo di non aver paura di tornare in patria nonostante i rischi.
La giuria, presieduta da Juliette Binoche, ha scelto all’unanimità un’opera che unisce potenza estetica e urgenza politica. Binoche, del resto, non è nuova a questi gesti: nel 2010, ricevendo il premio per Copia conforme, mostrò un cartiglio con il nome di Panahi, allora in carcere. Quest’anno, ha definito la decisione «una scalata collettiva verso la verità artistica».
Tra i film in concorso, Fuori di Mario Martone – dedicato alla figura controversa di Goliarda Sapienza – ha diviso la critica, senza ottenere riconoscimenti. Se alcuni lo hanno trovato troppo eccentric, altri ne hanno lodato il coraggio narrativo. Ma nella competizione, nessun altro lavoro ha raggiunto l’impatto emotivo e ideale del lungometraggio iraniano, che ha trasformato la sofferenza personale in un messaggio universale.




