Panahi torna in Iran tra gli applausi: "Donna, vita, libertà" gridano i sostenitori
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Jafar Panahi, regista iraniano da anni in contrasto con il regime di Teheran, è stato accolto da una folla festante al suo rientro in patria dopo la vittoria della Palma d’Oro a Cannes con A Simple Accident. Tra gli slogan che hanno scandito il suo arrivo, risuonava forte quello che da anni simboleggia la protesta delle donne iraniane: "Donna, vita, libertà!".
Con gli occhiali scuri e il prestigioso trofeo tra le mani, Panahi aveva già lanciato un messaggio chiaro durante la kermesse francese, rivolgendosi non solo a chi vive in Iran ma anche alla diaspora. «Mettiamo da parte i problemi e le differenze – aveva detto –. Ora conta solo il Paese e la sua libertà, finché non saremo più costretti a subire imposizioni su cosa indossare o come comportarci». Parole che, inevitabilmente, hanno riacceso i riflettori sul suo rapporto con le autorità iraniane, già segnato da arresti e condanne per "propaganda contro il regime".
A Simple Accident, girato nelle strade di Teheran e dintorni, è un film che – come ha spiegato lo stesso Panahi – "avrebbe potuto essere ambientato ovunque", ma che porta con sé un’urgenza tipicamente iraniana. La scelta della giuria di Cannes, però, non è passata inosservata a Teheran: i media ufficiali hanno minimizzato la notizia, mentre l’agenzia conservatrice Fars l’ha bollata come una "decisione politica".




