Di Canio e la Juventus: tra orgoglio Agnelli e un percorso di crescita che fatica a decollare
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Redazione Sport
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Paolo Di Canio, la cui militanza in bianconero risale al triennio 1990-1993, ha colto l’occasione di un evento Sky per dispensare, con la franchezza che lo contraddistingue, una disamina sul presente della Juventus. Pur apprezzando quella che ha definito una “presa di posizione” della famiglia Agnelli, dalla quale sarebbe emerso l’“orgoglio”, l’ex attaccante ha posto l’accento su una criticità di fondo: il cammino verso una piena ricostruzione sportiva, a suo avviso, si è “allungato troppo”. Una considerazione che va al di là dei risultati sul campo e sembra toccare le corde dell’identità, laddove Di Canio ha osservato come nella squadra odierna manchino i “leader”, figure carismatiche nelle quali, storicamente, il club ha sempre identificato un suo punto di forza. È qualcosa di impalpabile, quasi un’essenza, che secondo l’ex calciatore “si è persa”, lasciando un vuoto non semplicemente colmabile con l’acquisto di un talento.
Lo scontro con la Roma e il miracolo possibile di Gasperini
Il discorso di Di Canio, naturalmente, non poteva eludere l’imminente impegno contro la Roma, una di quelle partite che segnano il calendario. In un campionato che, complice un calendario compresso, ha di fatto eliminato la tradizionale pausa invernale, lo scontro di Torino assume contorni ancor più significativi. Sulla squadra giallorossa, guidata da Gian Piero Gasperini, l’analisi dell’opinionista è netta e priva di ambigui ottimismi: parlare di scudetto per la formazione capitolina, ha dichiarato senza mezzi termini, equivarrebbe a invocare “un miracolo”. Una valutazione severa, che però non ignora il valore del tecnico e la sua capacità di imprimere un’identità precisa al gioco, sebbene la distanza dalle vette della classifica appaia, allo stato attuale, ancora considerevole.
La Serie A nel panorama europeo e la riflessione sul futuro
Allargando lo sguardo al panorama nazionale e internazionale, Di Canio ha tracciato un paragone impietoso per il calcio italiano. La Premier League viene da lui definita senza mezzi termini “la NBA del calcio”, un campionato che progetta il domani mentre il nostro, secondo la sua visione, si crogiola in operazioni di mercato eclatanti – come gli arrivi, ipotetici o reali, di fuoriclasse del calibro di De Bruyne e Modrić – senza una strategia di lungo periodo. Una miopia collettiva che avrebbe ricadute pesantissime, al punto da far rischiare al movimento italiano, come sottolineato dall’ex attaccante, di mancare la qualificazione al Mondiale per la terza edizione consecutiva: un dato che, se confermato, suonerebbe come un campanello d’allarme assordante per l’intero sistema.
Le scelte di mercato e la solitaria forza dell'Inter
Un ulteriore passaggio della lunga intervista rilasciata a «Il Messaggero» ha riguardato le scelte tecniche e di mercato di altre società. Senza indugiare in giri di parole, Di Canio ha ricordato come l’allenatore dell’Inter, Simone Inzaghi, sia stato il primo volere nel proprio gruppo calciatori come Joaquín Correa e Marko Arnautović, assumendosene dunque ogni responsabilità tecnica. Di contro, ha riservato un giudizio positivo per l’operato dell’altro ex compagno di squadra Cristian Chivu, riconoscendogli un buon lavoro. È proprio l’Inter, del resto, a essere indicata da Di Canio come la “unica” realtà che, in questo complicato scenario nazionale, sembra possedere la solidità e il progetto per distaccarsi da un gruppo dove le incertezze, come quelle evidenziate per Juventus e Roma, rimangono predominanti.




