Referendum giustizia, la campagna entra nel vivo tra confronti locali e sondaggi che certificano la rimonta del No

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La campagna per il referendum sulla giustizia, che si terrà il 22 e 23 marzo, accelera la sua marcia di avvicinamento al voto, registrando un'intensificazione del dibattito pubblico che dalla dimensione nazionale si riverbera inevitabilmente anche su quella locale, con iniziative pensate per informare i cittadini. Nel cuore della provincia di Bergamo, per esempio, la Cisl ha promosso un confronto dal Titolo “Una questione di buona giustizia”, che si terrà il 26 febbraio presso l’auditorium della Casa del Giovane, mettendo l’uno di fronte all’altro due interpreti di primissimo piano delle rispettive posizioni: Antonio Di Pietro, ex magistrato e simbolo di Mani Pulite, da tempo schierato con convinzione per il Sì, e il procuratore capo di Bergamo, Maurizio Romanelli, che porterà le ragioni di chi alla riforma si oppone -1. Un faccia a faccia, quello moderato dal giornalista Franco Cattaneo, che si preannuncia acceso e che verrà ripreso e trasmesso da Bergamotv in un successivo speciale, a testimonianza dell’interesse che la materia è capace di suscitare nell’elettorato -1.

Parallelamente agli appuntamenti sul territorio, la battaglia delle idee prosegue senza sosta e vede schierati in prima linea i rappresentanti delle istituzioni. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intervenuto a Napoli a un evento dal titolo “Conoscere il No per votare Sì”, ha voluto ribadire con forza la bontà dell’impianto riformatore, invitando a un dibattito che sia “rispettoso innanzitutto della verità”. Nel suo intervento, Valditara ha sottolineato come la riforma costituzionale in oggetto rappresenti il naturale coronamento di un percorso, quello del giusto processo, che era stato già ampiamente condiviso e votato da tutte le forze politiche nel lontano 1999, quasi a voler smontare l’accusa di una presunta parzialità dell’attuale intervento legislativo.

Sul versante opposto, a schierarsi per il No non sono solo le forze di opposizione, ma anche esponenti del mondo giudiziario che vedono nella riforma più di una criticità. Si moltiplicano, infatti, gli interventi di chi mette in guardia dai rischi di una separazione delle carriere che, di fatto, allontanerebbe il pubblico ministero dalla giurisdizione, rendendolo un mero accusatore e minando quel principio di obbligatorietà dell’azione penale che rappresenta un pilastro del nostro ordinamento. Un timore, questo, che trova spazio in numerosi dibattiti e che si contrappone alla visione di chi, come Di Pietro, sostiene invece la necessità di distinguere in modo netto il ruolo dell’arbitro, il giudice, da quello del giocatore, il pm, per garantire una maggiore serenità e imparzialità del processo -5.

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