Gaza, gli aiuti umanitari sotto controllo Usa e Israele: l’Onu estromessa
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Redazione Esteri
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Il piano statunitense per la gestione degli aiuti a Gaza segna una svolta controversa, con il passaggio di competenze dalle Nazioni Unite a una fondazione privata, la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), sotto la supervisione israeliana. Mike Huckabee, ambasciatore americano a Gerusalemme, ha precisato che l’Idf – pur non partecipando direttamente alla distribuzione – garantirà la sicurezza delle operazioni, definendole «un’iniziativa caritatevole e non governativa». Una mossa che, se da un lato mira a snellire i soccorsi, dall’altro solleva interrogativi sulla neutralità degli interventi, già contestata dall’Onu.
L’Agenzia per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha) ha bollato il progetto come «incompatibile con i principi umanitari», aggiungendo che l’introduzione di scanner facciali per identificare i beneficiari rappresenta una violazione dei diritti fondamentali. «Illegale e rischioso», hanno ribadito diverse ong, sottolineando come la militarizzazione degli aiuti rischi di aggravare ulteriormente le condizioni di una popolazione già stremata.
Intanto, la crisi nella Striscia raggiunge livelli insostenibili: la carenza di cibo, acqua potabile e medicine ha trasformato la sopravvivenza in una lotta quotidiana. Se per gran parte del mondo occidentale l’accesso a beni essenziali è scontato, a Gaza anche un pasto diventa un privilegio. Le dichiarazioni di Huckabee, che annuncia l’avvio imminente del nuovo sistema, lasciano intravedere una marginalizzazione dell’Unrwa, storicamente pilastro degli aiuti, ma ora accusata da Israele di collusione con Hamas.
L’arrivo di Donald Trump in Medioriente, previsto per martedì, potrebbe accelerare i tempi, sebbene nessun dettaglio operativo sia stato ancora reso pubblico. Quel che è certo è che il meccanismo proposto – con fondazioni private e governi alleati chiamati a sostituirsi all’Onu – rischia di frammentare ulteriormente gli interventi, in un contesto dove persino i convogli più basici incontrano ostacoli burocratici e militari. Senza contare che, in assenza di un cessate il fuoco, ogni tentativo di mitigare l’emergenza appare come un palliativo.




