Il caso Garlasco riapre le ferite: tra verità giudiziaria e ipotesi alternative

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passati diciotto anni da quella mattina del 13 agosto 2007, quando il corpo senza vita di Chiara Poggi venne ritrovato nella casa di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. A dare l’allarme fu il suo fidanzato, Alberto Stasi, che la scoprì uccisa in via Pascoli 8, mentre i genitori e il fratello Marco erano in vacanza in Trentino. Una vicenda che, dopo cinque processi e una condanna definitiva a sedici anni per Stasi, si è improvvisamente riaperta, riportando alla luce interrogativi mai sopiti.

Proprio oggi, un’anticipazione della nuova puntata del podcast Un Altro Pianeta, in uscita domani su Spotify e YouTube, ha riacceso i riflettori sul caso. Ospite della giornalista Hoara Borselli, Salvo Sottile ha affrontato la spinosa questione con un tono personale: “Quello che mi ha colpito di Alberto Stasi – ha spiegato – è che è sempre rimasto coerente alla sua verità”. Una coerenza che, secondo Sottile, merita attenzione, anche alla luce delle nuove ipotesi emerse negli ultimi mesi.

Da quando il delitto è tornato al centro del dibattito mediatico, infatti, si sono moltiplicate le teorie alternative, alcune delle quali sfiorano il confine tra cronaca e mistero. Si parla di “abusi nel santuario”, di suicidi sospetti, persino di un presunto sicario. Ipotesi che, sebbene non abbiano trovato spazio nell’inchiesta della Procura di Pavia, continuano a circolare, alimentando speculazioni. Tra queste, spicca quella del “biglietto esoterico” e del coinvolgimento di un mago, elementi che già in passato avevano contribuito a creare un alone di ambiguità attorno alla vicenda.

“A Garlasco è ripartita la macchina del fango – ha commentato l’avvocata Giada Boccellari, difensore di Stasi insieme ad Antonio De Rensis –. I suicidi, le sette, gli abusi nel santuario? Sono solo rumore di fondo, che allontana dalla verità”. Boccellari, che ha invitato a non ripetere con Andrea Sempio – amico di Marco Poggi e ora indagato per concorso in omicidio – gli stessi errori commessi con Stasi, ha bollato come “dannose” le teorie fantasiose, accusandole di generare confusione in un processo già complesso.

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