Andrea Sempio e il prelievo del Dna: il caso Garlasco riapre le indagini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Andrea Sempio, 37enne indagato per concorso in omicidio nel caso di Chiara Poggi, si è presentato questa mattina alla caserma dei carabinieri di Montebello, a Milano, per sottoporsi al prelievo coattivo del Dna. La decisione, imposta dal giudice dopo il rifiuto opposto la scorsa settimana, segna un nuovo capitolo nelle indagini sul delitto di Garlasco, che dopo diciotto anni continua a far discutere.

Accompagnato dai suoi avvocati, Massimo Lovati e Angela Taccia, Sempio ha mantenuto un atteggiamento imperturbabile, nonostante l’assedio dei media. «È innocente», ha ribadito Lovati, sottolineando come il suo assistito non avesse alcun rapporto con Chiara Poggi e definendo l’indagine «frutto di una macchinazione». Secondo il legale, le prove raccolte nel 2017 sarebbero state manipolate dagli investigatori dello studio legale difensore di Alberto Stasi, già condannato in primo grado per l’omicidio della giovane.

Il prelievo del Dna di Sempio è considerato cruciale per il confronto con quello di «Ignoto 2», una traccia genetica rinvenuta sulla scena del crimine e mai identificata. Le indagini, dopo cinque gradi di giudizio e numerose perizie, sono tornate a focalizzarsi su dettagli che potrebbero riscrivere la storia del caso. Tra questi, le impronte digitali sul dispenser del sapone e le scarpe numero 42 trovate nel garage della vittima, elementi che hanno spinto gli inquirenti a riaprire il fascicolo.

La morte di Chiara Poggi, avvenuta nel 2007, ha lasciato una scia di interrogativi irrisolti. Nonostante la condanna di Stasi, le incongruenze emerse nel corso degli anni hanno mantenuto vivo il dibattito sulla reale dinamica dei fatti. La decisione di riesaminare le prove, compreso il Dna di Sempio, potrebbe portare a nuovi sviluppi, anche se i legali dell’indagato continuano a sostenere la sua estraneità.

«Non aveva nulla da temere», ha aggiunto Lovati, criticando apertamente le modalità con cui sarebbero state raccolte le prove nel 2017. Secondo l’avvocato, il Dna di Sempio sarebbe stato prelevato in modo clandestino, alimentando ulteriori dubbi sulla correttezza delle indagini.

Mentre Sempio lasciava la caserma in taxi, senza rilasciare dichiarazioni, il caso Garlasco si riaffaccia nelle aule giudiziarie con una rinnovata attenzione per i dettagli. Le tracce biologiche, le impronte e le scarpe tornano al centro dell’inchiesta, in un contesto in cui ogni elemento potrebbe rivelarsi decisivo per fare luce su uno dei delitti più discussi degli ultimi decenni.

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