Morte di Matteo Franzoso, caso archiviato ma spuntano dubbi sulla sicurezza
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Redazione Sport
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La morte di Matteo Franzoso potrebbe non essere stata provocata soltanto da un errore dello sciatore durante un allenamento in Cile. Nel provvedimento con cui la Procura federale della Fisi ha archiviato l'inchiesta sportiva emergono possibili carenze nella sicurezza della pista e comportamenti censurabili attribuiti ai tecnici della Nazionale italiana. La decisione di chiudere il procedimento disciplinare, nonostante queste valutazioni, ha riacceso le polemiche sulle circostanze dell'incidente e sulle responsabilità nell'organizzazione degli allenamenti.
La staccionata troppo vicina alla pista e le segnalazioni degli atleti
Il discesista ligure, nato nel 1999, era caduto il 13 settembre 2025 durante una sessione di allenamento sulla pista di La Parva, sulle Ande cilene. Dopo aver perso il controllo degli sci, era finito contro una staccionata rigida in legno collocata a pochi metri dal tracciato. L'impatto aveva provocato lesioni gravissime e il giovane atleta era morto due giorni dopo in un ospedale di Santiago del Cile, senza aver ripreso conoscenza.
Secondo i quotidiani del gruppo Nord Est Multimedia, che hanno ricostruito il contenuto dell'atto di archiviazione, la posizione della barriera avrebbe avuto un ruolo determinante nelle conseguenze dell'incidente. La struttura, utilizzata come frangivento, non sarebbe stata adeguatamente protetta e si trovava in una posizione giudicata incompatibile con le esigenze di sicurezza di un percorso destinato agli allenamenti ad alta velocità. Diversi sciatori avrebbero inoltre segnalato la pericolosità di quel tratto proprio per la vicinanza dell'ostacolo.
Un altro aspetto riguarda i controlli effettuati prima dell'attività in pista. Il percorso era stato predisposto da un tracciatore austriaco, al quale lo staff italiano si era affidato, ma i responsabili azzurri avrebbero dovuto svolgere ulteriori verifiche sulle condizioni del tracciato. Nella ricostruzione attribuita alla Procura federale, questa omissione potrebbe aver inciso sulla possibilità di prevedere ed evitare le conseguenze della caduta. Non si tratta tuttavia di responsabilità disciplinari definitivamente accertate, ma di criticità individuate durante gli approfondimenti.
Perché la Procura federale ha archiviato l'inchiesta
Il procedimento è stato chiuso il 5 febbraio 2026 dalla Procura federale guidata da Stefania Cappa, con il parere favorevole della Procura generale del Coni. La decisione è stata motivata dall'assenza di elementi sufficienti per promuovere un'azione disciplinare nei confronti dei tesserati. Le valutazioni sulle possibili carenze organizzative non si sono quindi tradotte in contestazioni formali. Il provvedimento riguarda esclusivamente la giustizia sportiva e non costituisce una decisione sulle eventuali responsabilità penali o civili.
La famiglia dello sciatore ha chiesto ripetutamente chiarimenti sulle circostanze della tragedia. In occasione del primo anniversario della scomparsa, i familiari avevano anche denunciato un sentimento di abbandono da parte della Federazione e dell'ambiente dello sci. La richiesta dei parenti è quella di conoscere la verità su quanto accaduto e sulle misure di protezione predisposte durante l'allenamento. Sul piano giudiziario, eventuali nuovi elementi acquisiti dalla magistratura ordinaria potrebbero consentire anche una riapertura del fascicolo sportivo.
La replica della Fisi e gli accertamenti della magistratura
La Federazione Italiana Sport Invernali ha respinto le interpretazioni che attribuiscono all'archiviazione il significato di un mancato approfondimento della vicenda. In un comunicato diffuso l'8 ottobre, ha precisato di aver sollecitato un supplemento di indagini anche dopo la conclusione del procedimento, con l'obiettivo di verificare ogni eventuale responsabilità. La Fisi ha inoltre contestato la pubblicazione delle notizie in prossimità dell'assemblea elettiva del 10 ottobre per il rinnovo degli organi federali centrali, definendo strumentale il collegamento fra i due avvenimenti.
La nota richiama anche la morte di Matilde Lorenzi, la giovane sciatrice deceduta il 26 ottobre 2024 dopo un incidente durante un allenamento in Val Senales. La Federazione sostiene di aver sollecitato accertamenti sportivi anche in quella circostanza, conclusi senza l'individuazione di responsabilità specifiche da contestare ai tesserati. Entrambe le famiglie hanno chiesto l'intervento della magistratura ordinaria. Secondo la stessa Fisi, gli accertamenti delle Procure della Repubblica relativi ai due incidenti sono ancora in corso e la Federazione ha assicurato la propria disponibilità a collaborare con le autorità giudiziarie.
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