Alex Lucchesi arrestato per il tentato omicidio del genero: «Si era intromesso tra me e mia moglie»
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Redazione Interno
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Alex Lucchesi, 52enne giostraio di origini sinti, è stato arrestato dopo quattro giorni di latitanza per il tentato omicidio di Gregori Malacarne, suo genero di 29 anni. L’episodio, avvenuto il 24 febbraio scorso a Chiarano, in provincia di Treviso, ha avuto come scenario un bar gelateria, dove Lucchesi ha sparato un colpo di pistola alla schiena di Malacarne, che è tuttora ricoverato in ospedale. L’uomo, dopo aver commesso il gesto, si è dato alla fuga, ma è stato rintracciato e bloccato dai carabinieri vicino al cimitero di Ceggia, in provincia di Venezia, grazie anche alla collaborazione dei colleghi di San Donà di Piave.
Secondo quanto riportato dalle prime dichiarazioni rilasciate ai militari, Lucchesi avrebbe agito spinto da un acceso risentimento nei confronti del genero, colpevole, a suo dire, di essersi «intromesso» in una discussione tra lui e la moglie. «Gregori si è messo in mezzo mentre io e mia moglie discutevamo», avrebbe affermato l’uomo, aggiungendo che il giovane avrebbe addirittura «messo le mani addosso» durante una colluttazione scaturita da dissidi familiari. Un affronto che il 52enne avrebbe deciso di «lavare» a colpi di calibro 9, come ha dichiarato ai carabinieri dopo la cattura.
Le dinamiche dell’aggressione, tuttavia, restano ancora da chiarire. Gli investigatori hanno parlato di una colluttazione violenta, ma le versioni dei soggetti coinvolti sembrano divergere, complicando la ricostruzione dei fatti. Quel che è certo è che il giorno precedente l’episodio, Lucchesi e Malacarne avevano avuto un confronto acceso, che aveva già portato a uno scontro fisico. Un dettaglio che potrebbe aver contribuito a inasprire ulteriormente i rapporti tra i due, spingendo il giostraio a compiere un gesto estremo.
L’avvocato di Lucchesi, Giorgio Pietramala, ha incontrato il suo assistito nella mattinata del 28 febbraio, descrivendolo come «un uomo stanco, sconvolto, in stato confusionale e forse anche impaurito». Pietramala ha sottolineato che tra il suo cliente e il genero esisteva una «questione familiare» irrisolta, che avrebbe portato a una frattura insanabile. Tuttavia, non è stato specificato quali fossero i motivi alla base di tale dissidio, lasciando aperte diverse ipotesi interpretative.
Durante la latitanza, Lucchesi aveva cercato rifugio presso la figlia più giovane, Moira, che però non gli ha aperto la porta di casa. Un gesto che potrebbe aver contribuito a isolare ulteriormente l’uomo, già in preda a uno stato di agitazione e confusione. La cattura è avvenuta grazie a un’operazione congiunta dei carabinieri, che hanno messo fine alla fuga del 52enne, portandolo in carcere e chiudendo così una vicenda che ha scosso la piccola comunità di Chiarano.




