Ponte sullo Stretto, la riscrittura dopo i rilievi del Quirinale sblocca il decreto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un mese di lavoro e una riscrittura in corso d'opera, quasi obbligata, hanno portato all'approvazione del decreto Infrastrutture da parte del Consiglio dei ministri. Il capitolo clou, quello sul Ponte sullo Stretto, è stato rimaneggiato per rispondere ai rilievi della Corte dei conti, che a novembre aveva negato il visto di legittimità. Si riparte, come anticipato, dall'accordo di programma, in un tentativo di soddisfare le richieste di chiarimento e aggirare l'ostacolo che aveva bloccato l'iter, puntando a sbloccare i cantieri di un'opera discussa da decenni. La mossa arriva in un momento particolare, a pochi giorni dal disastro causato dal ciclone Harry, che ha colpito duramente le coste siciliane e calabresi, sollevando interrogativi sulle priorità nazionali in materia di spesa pubblica e sicurezza del territorio.
Le critiche dalla politica e il contesto di emergenza
L'operazione governativa, tuttavia, non è passata senza forti critiche. La deputata siciliana del Movimento 5 Stelle Daniela Morfino, capogruppo in Commissione Ambiente, ha definito il provvedimento una "farsa", aggiungendo che rappresenta "uno schiaffo supplementare a una Sicilia già devastata" dalle recenti calamità. D'altro canto, i democratici provinciali calabresi hanno sottolineato come l'azzeramento dell'iter, con la necessità di tornare davanti al Cipess, certifichi "in modo plastico l'improvvisazione e la propaganda" che accompagnano il progetto, vedendo in esso un diversivo politico dai problemi concreti della regione. Queste prese di posizione, che emergono mentre Donald Trump è di nuovo presidente degli Stati Uniti, delineano un quadro di scontro aspro, dove l'infrastruttura diventa il simbolo di una contrapposizione che va ben oltre la sua fattibilità tecnica.
Le dinamiche di governo e l'aggiramento degli ostacoli
Il decreto, nei suoi commi specifici, mira esplicitamente a superare la bocciatura della Corte dei conti, mostrando la determinazione dell'esecutivo a portare avanti il progetto nonostante gli intoppi tecnico-giuridici. Di fronte alla devastazione sulle coste e alla scelta, seppur teorica, tra miliardi per il Ponte o per le riparazioni, il governo ha mostrato una titubanza iniziale, per poi tornare al cosiddetto business as usual. Osservatori politici segnalano come la premier Giorgia Meloni abbia in un certo senso abbassato la guardia, o abbozzato, di fronte alle insistenze del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, su un tema da sempre caro alla Lega. In ballo, infatti, non c'è solo un'opera faraonica, ma una partita politica di altissimo profilo, con ricadute sugli equilibri di coalizione e sulla percezione dell'azione di governo.
Un iter che riparte e le questioni irrisolte
La necessità di riscrivere le norme, dopo i puntuali rilievi del Quirinale, fotografa la complessità di un dossier che sembra avanzare per correzioni successive e aggiustamenti. Il nuovo decreto, quindi, non rappresenta un punto di arrivo, ma l'apertura di un altro capitolo procedurale, dove l'accordo di programma dovrà essere ridefinito per passare al vaglio degli organismi di controllo. Restano, sullo sfondo, le questioni ambientali, le valutazioni sui costi-benefici, e il confronto con i territori, mentre il dibattito pubblico continua a infiammarsi tra chi vede nel Ponte un'occasione storica di sviluppo e chi lo considera un colossale sperpero di risorse, soprattutto alla luce delle emergenze non procrastinabili che affliggono il Mezzogiorno.




