Il sogno azzurro del ripescaggio Mondiale si infrange contro le parole del ct iraniano e la linea di Infantino
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Redazione Sport
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La Nazionale italiana di calcio, ancora scottata dalla bruciante sconfitta nei playoff europei contro la Bosnia, ha coltivato per poche, convulse ore la flebile speranza di un clamoroso ritorno in corsa per i Mondiali del 2026, in programma dall’11 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico. Questa possibilità, emersa nei corridoi del gossip sportivo, si basava su un presupposto tanto semplice quanto inquietante: un ipotetico forfait della Nazionale iraniana, la cui partecipazione era data per sempre più improbabile alla luce del conflitto aperto con gli Stati Uniti, uno dei Paesi organizzatori.
Il ct dell’Iran e la linea dura della Fifa: nessuna porta aperta per l’Italia
A spegnere definitivamente ogni residua illusione sono arrivate, nelle ultime ore, le dichiarazioni congiunte del tecnico persiano e del massimo dirigente del calcio mondiale. Il ct dell’Iran, intervenendo sull’argomento dopo giorni di silenzio, ha messo fine alle speculazioni annunciando la volontà della sua federazione di scendere in campo. Una presa di posizione netta, che prescinde dalle difficoltà geopolitiche e ribadisce il diritto a partecipare a una competizione conquistata sul rettangolo verde. Parallelamente, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha ribadito con forza che non esiste alcun “piano B” in grado di sostituire la selezione asiatica, chiudendo di fatto la porta a qualsiasi ipotesi di ripescaggio che aveva iniziato a circolare negli ambienti vicini alla Figc.
Dal conflitto geopolitico al regolamento: perché il ripescaggio era solo una chimera
Il tam tam mediatico che aveva riacceso l’entusiasmo degli appassionati nasceva da un ragionamento, a conti fatti, più politico che sportivo. La tensione tra Teheran e Washington aveva fatto temere l’impossibilità per la squadra iraniana di operare in sicurezza sul suolo statunitense. Si parlava di possibili richieste di trasferimento delle partite in Messico o addirittura di un ritiro volontario, un’eventualità che avrebbe creato un vuoto da colmare. Le voci di un possibile super playoff intercontinentale – che avrebbe visto l’Italia competere con squadre asiatiche per un posto – si sono però rivelate infondate alla luce del regolamento Fifa: in caso di defezione, il posto vacante sarebbe stato assegnato a un’altra formazione asiatica (si faceva il nome dell’Iraq), non certo a una europea come l’Italia.
L’Italia e l’ennesima beffa: un sogno durato lo spazio di una notizia
Per l’Italia, quindi, non resta che l’amarezza per una nuova, beffarda esclusione. La sconfitta nella finale spareggio contro la Bosnia aveva già sancito la terza assenza consecutiva dalla fase finale di un Mondiale – un incubo che si trascina dal 2014 – ma la prospettiva di un ripescaggio, per quanto remota, aveva riacceso la luce. Ora che Infantino e il ct iraniano hanno messo nero su bianco la posizione ufficiale, la FIGC e i tifosi sono costretti a prendere atto della realtà. L’unico campo su cui si giocherà la sfida resta quello diplomatico tra Stati Uniti e Iran, un conflitto che l’Italia si è limitata a osservare da spettatrice, sperando in un effetto domino che, alla fine, non si è mai materializzato.
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