Caro benzina, la coda davanti ai distributori di San Marino e l'attesa del governo sul taglio delle accise
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Redazione Economia
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C’è una fila ordinata di automobili, e qualcuno è persino sceso con le taniche, perché fare rifornimento oltreconfine, approfittando dei prezzi sammarinesi che al 10 marzo si attestavano tra 1,55 e 1,67 euro al litro, significa risparmiare quasi trenta centesimi rispetto alla media italiana. Il fenomeno, come puntualmente accade ogni volta che la pressione fiscale o le tensioni internazionali fanno schizzare verso l’alto il costo del carburante, si ripete identico lungo la statale che da Rimini conduce al Titano: i distributori dei castelli di Dogana e Serravalle, quelli che i riminesi chiamano “dirimpettai” perché letteralmente situati di fronte al confine, vengono presi d’assalto dai trasfertisti della benzina, in gran parte residenti della Riviera, ma non solo. L’aumento del prezzo del greggio, conseguenza diretta del conflitto in Iran e della chiusura dello stretto di Hormuz attraverso cui transita una quota significativa del commercio petrolifero mondiale, ha prodotto un effetto a catena che si riverbera sulle pompe di carburante italiane con una velocità e un’intensità rare: la rilevazione del Mase, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, certifica una crescita costante dei prezzi, con il diesel che in autostrada ha toccato punte superiori ai 2,6 euro al litro, e la benzina che ha sfondato quota 1,8 euro in modalità self-service, tornando a livelli che non si registravano da oltre un anno.
L’allineamento delle accise e la mancata riunione del Consiglio dei Ministri
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo in aula per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, ha voluto precisare un aspetto che riguarda la struttura fiscale del carburante: il governo non ha aumentato le accise, ma ha semplicemente provveduto ad allinearle tra diesel e benzina, adempiendo a un impegno ereditato dall’esecutivo precedente e scegliendo, tra le tre strade tecniche percorribili, quella intermedia che ha comportato un incremento dell’accisa sul gasolio, più inquinante, e una contestuale diminuzione su quella della benzina. Un’operazione, questa, che nulla ha a che vedere con l’attuale escalation dei prezzi legata alla crisi geopolitica. Tuttavia, il tanto atteso intervento correttivo che avrebbe dovuto calmierare le quotazioni attraverso il meccanismo delle accise mobili, strumento che consente di compensare le maggiori entrate Iva derivanti dall’aumento del prezzo internazionale del greggio riducendo l’imposta, non è stato approvato nella seduta del Consiglio dei Ministri convocata per martedì 10 marzo. All’ordine del giorno, come ha riferito il Sole 24 Ore, figuravano invece due disegni di legge per la ratifica di accordi internazionali e tre decreti legislativi attuativi di direttive europee, mentre il tema dei carburanti è stato oggetto di analisi da parte del Vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha presieduto la riunione esaminando i dati elaborati dal Ministero delle Imprese.
Le ragioni del rincaro: il costo del greggio e la speculazione
Le cause dell’aumento, come confermano le rilevazioni settimanali del Ministero dell’Ambiente, vanno ricercate nella congiuntura internazionale: la guerra in Medio Oriente, innescata dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran il 28 febbraio del 2026, ha determinato un’impennata del costo del greggio, alimentata dalla chiusura dello stretto di Hormuz e dalle conseguenti difficoltà di transito per le petroliere. Una crescita, questa, che era stata temuta fin da sabato 28 febbraio e che puntualmente si è manifestata in proporzioni considerevoli, tanto che il Codacons, l’associazione dei consumatori che monitora sistematicamente l’andamento dei prezzi sulla rete autostradale, ha lanciato l’allarme segnalando situazioni particolarmente critiche su arterie come la A4 Milano-Brescia, dove il diesel servito ha raggiunto i 2,654 euro al litro, o sulla A21 Torino-Piacenza, con punte di 2,639 euro. Rincari che, secondo l’associazione, superano ampiamente la soglia psicologica dei 2,6 euro e che rischiano di produrre un aggravio di spesa annuo, per chi utilizza l’auto con regolarità, nell’ordine di diverse centinaia di euro. L’Istituto per la Competitività (I-Com) ha quantificato l’impatto della crisi iraniana sui consumi energetici europei, evidenziando come l’Italia, per la sua dipendenza dalle importazioni, risulti particolarmente esposta a queste turbolenze.
L’attendismo dell’esecutivo e il mancato decreto sui carburanti
In questo scenario di forte turbolenza, l’atteggiamento del governo appare improntato alla prudenza, se non all’attendismo. Il meccanismo delle accise mobili, per essere attivato, richiede il verificarsi di precise condizioni economico-finanziarie, come ha spiegato la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano rispondendo a un question time in commissione Finanze alla Camera: l’aumento del prezzo del petrolio deve essere strutturale e non congiunturale, e deve basarsi sulla media del mese precedente rispetto ai valori indicati nel Def. La stessa Meloni, nel suo intervento al Senato, ha chiarito che il meccanismo utilizza la maggiore Iva derivante dagli aumenti per abbassare le accise, ma che i sei o sette giorni di crisi non consentono ancora di costruire un impatto percepibile dai cittadini, e che l’attivazione avverrà quando l’impatto diventerà reale e strutturale. Una linea, questa, che di fatto rimanda qualsiasi decisione operativa, mentre il prezzo del diesel in autostrada continua a salire e i benzinai italiani, specialmente quelli delle regioni di confine come l’Emilia-Romagna, assistono impotenti alla fuga della clientela verso San Marino, dove il risparmio è immediato e consistente. Il Consiglio dei Ministri, presieduto da Tajani in assenza di Meloni, si è limitato a prendere atto del fenomeno, analizzando i dati del Ministero delle Imprese, ma senza assumere provvedimenti concreti, lasciando automobilisti e autotrasportatori in attesa di un intervento che, al momento, non ha una data certa di attuazione.




