La tassa da due euro sui piccoli pacchi si rivela un autogol, i voli cargo scelgono altri aeroporti europei

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quella che doveva essere una misura, introdotta in anticipo rispetto al calendario comunitario per recuperare gettito, sta dimostrando tutti i suoi limiti strutturali e le sue conseguenze indesiderate. La tassa di due euro applicata ai pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue, infatti, sta innescando un effetto dirompente sui flussi logistici nazionali, deviando altrove i traffici senza peraltro fermare l'ingresso della merce in Italia. Come sottolineato dal direttore generale della Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, le merci entrano comunque nel nostro Paese, ma attraverso canali differenti, spesso più inquinanti come il trasporto su gomma, senza versare il contributo previsto e spostando semplicemente il baricentro dei traffici verso nazioni vicine che hanno scelto di non anticipare la norma europea. Un paradosso, questo, che sta erodendo la competitività del sistema Italia, penalizzando gli investimenti fatti in piattaforme logistiche e scali aeroportuali senza raggiungere l'obiettivo fiscale per cui era stata concepita.

La reazione politica e il caso Malpensa

Dinamiche, quelle descritte, che non sono rimaste confinate alle analisi di settore ma hanno trovato un riscontro concreto e immediato nella cronaca economica. Il cosiddetto "caso Malpensa", menzionato nelle discussioni parlamentari, rappresenta l'esempio più lampante di questa fuga: alcuni voli cargo, che prima facevano scalo nello hub lombardo, hanno già cominciato a dirottare le proprie rotte verso aeroporti di altre nazioni europee. Questo spostamento, se consolidato, rischia di indebolire non solo il comparto logistico ma anche l'indotto economico legato alle merci in transito, creando un danno doppio per il Paese. Di fronte a questi primi segnali allarmanti, una parte della maggioranza al governo ha iniziato a muoversi per tentare di limitare i danni, riconoscendo implicitamente che l'anticipo italiano si è rivelato un boomerang.

L'emendamento di Forza Italia per allinearsi all'Europa

La presa d'atto politica si è concretizzata in un emendamento al decreto Milleproroghe, presentato da esponenti di Forza Italia, che chiede esplicitamente di rinviare l'applicazione della tassa al primo luglio 2026. La data non è casuale, poiché corrisponde al momento in cui la disciplina diventerà effettiva in tutta l'Unione Europea, eliminando così lo svantaggio competitivo che l'Italia si è autoinflitta. Il testo dell'emendamento, per voce del suo primo firmatario, punta il dito contro la controproducentità dell'operazione: il Paese, si legge, risulta "doppiamente danneggiato" perché da un lato perde flussi commerciali preziosi e dall'altro continua a essere "inondato" da merce extra Ue che entra attraverso altri corridoi, senza che lo Stato incassi il gettito. Una situazione insostenibile che ha spinto a un ripensamento.

Le conseguenze per il settore e la logistica nazionale

Il punto cruciale, al di là della battaglia politica sull'emendamento, rimane l'impatto reale su un comparto, quello della logistica, che fonda la sua ragion d'essere sull'efficienza e sulla capacità di attrarre traffici internazionali. La cifra di due euro, sebbene possa apparire esigua in assoluto, diventa significativa e dissuasiva nel mondo degli acquisti online di basso valore, alterando le scelte degli operatori globali che cercano i punti di ingresso nel mercato unico più convenienti. La scelta di anticipare la tassa, quindi, ha finito per premiare i competitori diretti dell'Italia, i quali, non avendo adottato misure simili in anticipo, stanno vedendo aumentare i propri volumi di traffico a discapito degli scali italiani. Un risultato opposto a quello auspicato, che rischia di lasciare strascichi duraturi anche dopo un eventuale allineamento alle date europee.

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