«Mai fatto sport». Parola di centenario

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Nel paese che conta circa 18mila centenari, secondo le ultime rilevazioni dell’Ufficio federale di statistica tedesco, l’eterna domanda sul segreto di una vita così lunga trova risposte talvolta controintuitive. Se da un lato siamo abituati a pensare che l’esercizio fisico regolare rappresenti un pilastro irrinunciabile della longevità, dall’altro emergono casi – e non sono pochi – di persone ultracentenarie che dichiarano senza mezzi termini: «Mai fatto sport». Un’affermazione che, lungi dallo screditare i benefici dell’attività motoria, obbliga a guardare oltre i luoghi comuni della “vita sana” confezionata dai manuali di auto-aiuto.

Resilienza e relazioni: i verbi dell’invecchiamento attivo

Gli studi comparativi tra centenari e popolazione generale rivelano infatti un dato ricorrente: una resilienza marcatamente superiore. Ne è convinta Daniela S. Jopp, professoressa specialista dello sviluppo dell’adulto e dell’invecchiamento all’Università di Losanna, nonché membro del centro di competenza svizzero per la ricerca sul corso della vita “Lives”. In una lunga intervista rilasciata all’edizione domenicale del quotidiano tedesco Die Welt e al Sonntags Zeitung, l’esperta ha sintetizzato così i fattori decisivi: dieta varia, movimento – sì, ma senza ossessione –, riduzione dello stress e, soprattutto, relazioni ricche e significative. Quest’ultimo elemento, spesso trascurato nella narrazione mainstream, sembra giocare un ruolo persino più incisivo della semplice buona salute fisica.

Meglio 120 anni malati o 90 in piedi? La qualità contro la quantità

Vivere fino a 120 anni, spiega Jopp, non è un obiettivo scientificamente realistico – né, aggiunge, particolarmente desiderabile qualora quel traguardo si accompagnasse a patologie debilitanti. L’orizzonte vero, quello su cui vale la pena concentrare risorse e attenzione, è l’allungamento della cosiddetta “parte sana” della vita. Non a caso, il premio Nobel Venki Ramakrishnan – scienziato dell’invecchiamento di fama mondiale – insiste su un approccio pragmatico: meglio puntare a guadagnare anni di autonomia e benessere che inseguire numeri da record a ogni costo. La ricerca della longevità fine a se stessa rischia paradossalmente di ritorcersi contro, alimentando ansie e comportamenti compulsivi (dalla dieta ipercontrollata all’esercizio forzato) che minano proprio quella serenità funzionale all’invecchiamento.

I sette pilastri (e un avvertimento implicito)

Se si volessero comprimere in uno schema i suggerimenti che emergono dagli studi sui centenari – e in particolare dalle osservazioni di Jopp – si potrebbe parlare di sette pilastri di vita: alimentazione bilanciata, movimento moderato, gestione dello stress, riposo adeguato, relazioni profonde, assenza di solitudine cronica, e un atteggiamento mentale flessibile. Ciò che colpisce, nelle dichiarazioni dell’esperta, è l’assenza di formule magiche: nessun superfood, nessun protocollo rigido. Anzi, viene da chiedersi se proprio la nostra ossessione contemporanea per la longevità – misurabile, ottimizzabile, performativa – non costituisca essa stessa un limite. I centenari intervistati raramente hanno passato la vita a contare calorie o a monitorare il battito cardiaco. Hanno, più semplicemente, coltivato abitudini sostenibili senza trasformarle in un’ansia. E forse, in questa leggerezza, sta il vero segreto che nessuna dieta miracolosa potrà mai replicare.

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