Strage di Crans-Montana, i feriti italiani promossi a scuola mentre i coetanei svizzeri vengono bocciati
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Redazione Interno
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A più di cinque mesi e mezzo dalla tragedia del locale "Le Constellation" a Crans-Montana, dove persero la vita 42 persone durante i festeggiamenti di Capodanno, emergono stridenti differenze nel trattamento riservato ai giovani sopravvissuti dal sistema scolastico dei due paesi.
Mentre gli studenti italiani, grazie a un apparato di supporto flessibile, hanno ottenuto la promozione all’anno successivo, i loro coetanei svizzeri – come riportato da una chat che riunisce i genitori delle vittime – si sono visti recapitare una bocciatura che ha gettato nello sconcerto le famiglie, le quali parlano di una "mancanza di umanità incredibile" da parte delle istituzioni elvetiche.
La rigidità del sistema scolastico svizzero
Secondo quanto filtrato dalle testimonianze dei diretti interessati, raccolte anche dal Corriere della Sera, le scuole del Canton Vaud avrebbero motivato le bocciature con l'impossibilità di equiparare il percorso formativo di chi ha frequentato le lezioni con regolarità a quello di chi, costretto a mesi di degenza ospedaliera tra ustioni e riabilitazioni, ha potuto seguire i programmi solo in minima parte.
Si tratta di una decisione che appare ancor più drastica se si considera la gravità delle ferite riportate: alcuni ragazzi, come il diciassettenne Francesco, hanno subito decine di interventi chirurgici e portano ancora oggi guaine protettive su mani e viso, un tributo quotidiano che non sembra aver trovato spazio nelle valutazioni disciplinari d'oltralpe.
La flessibilità del modello italiano: didattica a distanza e piani personalizzati
Nel nostro paese, invece, l’approccio è stato diametralmente opposto. Tutti gli studenti italiani coinvolti nel rogo, compreso Giuseppe che frequenta il liceo Gonzaga, sono stati promossi grazie all’attivazione tempestiva di strumenti compensativi come la didattica a distanza e i piani didattici personalizzati (PDP). Le scuole hanno scelto di mettere al centro la persona e il suo recupero psicologico, riconoscendo la validità del primo trimestre e adattando i programmi successivi alle difficoltà di concentrazione post-traumatiche.
Il padre di Giuseppe ha sottolineato come perdere anche i compagni di classe, dopo aver sfiorato la morte, sarebbe stato un colpo orribile, e per questo ha elogiato l’istituto milanese che ha creduto nel reinserimento del figlio.
Il retroscena della chat e l'attesa di conferme ufficiali
A far emergere il paradosso è stata una chat cumulativa creata dalle famiglie – italiane, francesi e svizzere – per sostenersi vicendevolmente nei mesi più bui. È stato proprio ascoltando i racconti dei genitori svizzeri che i familiari italiani hanno appreso delle sospensioni e delle bocciature, rimanendo basiti dalla rigidità di un sistema che non sembra aver fatto sconti a chi ha subito un trauma tanto devastante.
Contattato in merito alla vicenda, il Dipartimento dell'Educazione vodese ha preferito non confermare ufficialmente le indiscrezioni, limitandosi a dichiarare di non avere elementi certi, lasciando così aperta una ferita che, a livello politico e sociale, rischia di inasprire il confronto tra Roma e Berna sulle modalità di gestione delle conseguenze della strage.




