Il „giro gay, pericolosissimo“ e la figura di Marco Mancini: lo scontro Ranucci-Giletti sulle chat con Maria Rosaria Boccia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’origine della controversia, che vede oggi due dei volti più noti del giornalismo televisivo contrapposti in una dialettica sempre più aspra, affonda nelle carte giudiziarie del procedimento che ha coinvolto Maria Rosaria Boccia e l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano; è in quel fascicolo, e negli allegati tecnici dello stesso, che sono state repertate le conversazioni private, risalenti al settembre 2024, tra l’imprenditrice campana e Sigfrido Ranucci. A riportare per primo alla luce i contenuti di quei messaggi, dieci giorni or sono, è stato il quotidiano Il Giornale — oggi diretto da Tommaso Cerno, uno dei soggetti menzionati —, ma è stato il racconto operato da Massimo Giletti, lunedì sera, durante la puntata de Lo stato delle cose su Rai Tre, a innescare la deflagrazione pubblica: Giletti ha proiettato in video la copia forense delle chat, interpretando le parole di Ranucci e di Boccia come la costruzione, ai suoi danni e a quelli di Cerno, di una etichetta stigmatizzante legata a una presunta „lobby gay“ che eserciterebbe potere negli ambienti del giornalismo e dell’editoria -1-8-9.

La replica di Ranucci e il contro- affondo sull’ex dirigente dei servizi

La risposta del conduttore di Report non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso un lungo post pubblicato sui propri canali social, nel quale Ranucci ha respinto con decisione l’accusa di avere etichettato Giletti e Cerno come membri di una qualsivoglia cordata omosessuale; la sua difesa, articolata e densa di riferimenti a vicende giudiziarie pregresse, si fonda sull’assunto che il senso delle sue parole sia stato deliberatamente amputato del contesto, e che il fulcro della questione non risieda affatto nell’orientamento sessuale delle persone citate bensì nel rapporto, da lui definito „più grave“, che legherebbe i due giornalisti a Marco Mancini — l’ex dirigente dei servizi segreti, già coinvolto nell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar e nell’affare del dossieraggio illegale Telecom-Pirelli -2-5. Ranucci insiste, e lo fa con dovizia di particolari, sul fatto che Giletti e Cerno avrebbero di fatto agito da megafono per le tesi difensive dell’ex 007, riproducendo, a suo dire, le „veline“ passate dagli avvocati di Mancini senza il necessario contraddittorio; il riferimento corre a un noto incontro in un autogrill tra Mancini e Matteo Renzi, già oggetto di una inchiesta di Report, e agli articoli che la giornalista Rita Cavallaro avrebbe firmato su indicazione dello stesso Mancini quando Cerno era alla direzione de Il Tempo -2-5.

L’invocazione della privacy da parte di Boccia e i cinque nomi nello scambio

Maria Rosaria Boccia, dal canto suo, ha scelto di intervenire sulla natura della esposizione mediatica subita: attraverso una nota, l’imprenditrice ha lamentato che conversazioni nate in un ambito privato e informale siano state estrapolate e spettacolarizzate, una ricostruzione che lei giudica „parziale“ e priva dell’elemento iniziale — vale a dire il commento, suo e di Ranucci, circa il „linguaggio sgradevole e offensivo“ che Tommaso Cerno avrebbe usato nei suoi confronti in passato -1. A ben guardare il contenuto delle chat, così come è stato ricostruito dalla stampa sulla base degli atti processuali, emergono cinque nominativi che Boccia e Ranucci si scambiano in una sequenza serrata di messaggi: oltre a Cerno e a Giletti, compaiono Alfonso Signorini, Marco Mancini e una figura enigmatica identificata dalla donna come „il signor B.“ — cifra, quest’ultima, di un linguaggio volutamente criptico adottato dai due interlocutori -8. Ranucci, nel commentare l’inserimento di Giletti in quell’elenco, si era lasciato andare alla definizione di un „giro gay, pericolosissimo“, locuzione che Giletti ha posto al centro della propria requisitoria televisiva e che il diretto interessato, nella sua replica, ha derubricato a un problema altrui: „se ci tiene tanto a riconoscersi nella lobby gay è un problema suo, non mio“ -2.

Il quadro giudiziario e le conseguenze penali della vicenda

Sul piano strettamente legale, al momento non risulta depositata alcuna nuova denuncia presso la Procura di Roma; la pubblicazione delle chat, infatti, non integra di per sé il reato di diffamazione qualora nessuno dei soggetti ritenutosi leso presenti querela, e il dibattito — per quanto rovente — resta confinato all’interno di una polemica tra colleghi senza, almeno per ora, rilevanza penale -8. L’attenzione degli inquirenti, peraltro, rimane focalizzata sul fascicolo principale che vede imputata Maria Rosaria Boccia per stalking, lesioni e diffamazione nei confronti dell’ex ministro Sangiuliano — fascicolo per il quale la stessa Boccia è già stata rinviata a giudizio —, e non vi sono al momento elementi per ritenere che la querelle sulle chat possa innestare un filone autonomo di indagini -8. Ciò non ha impedito, tuttavia, che la vicenda assumesse i contorni di un caso politico-mediatico, con il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri che ha presentato una interrogazione parlamentare chiedendo alla Rai di intervenire nei confronti di Ranucci per „atteggiamenti omofobi“; replica, quella di Gasparri, che ha trovato la pronta contro-replica della senatrice M5S Dolores Bevilacqua, la quale ha invece accusato il centrodestra di strumentalizzare il tema delle discriminazioni a fini di polemica politica -1-9. nessuno dei protagonisti, al momento, sembra intenzionato a compiere un passo indietro: Giletti ribadisce di avere subito una „delusione umana“, Ranucci insiste sulla centralità della figura di Mancini e sulla omissione del contesto, e Boccia invoca un principio di riservatezza che — a suo dire — è stato applicato a intermittenza. Lo scontro, insomma, è destinato a rimanere in bilico tra i legittimi distinguo e le reciproche accuse di omissione.

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