Lo scontro tra Ranucci e Giletti, dalle chat con la Boccia al fantasma di una “lobby gay”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La polemica che oppone Sigfrido Ranucci a Massimo Giletti, lungi dall’essere una semplice scaramuccia tra colleghi, ha svelato nervi scoperti e interpretazioni divergenti su cosa significhi, oggi, fare giornalismo d’inchiesta in Italia. Il tutto è deflagrato quando Il Giornale, diretto da Tommaso Cerno, ha pubblicato stralci di chat intercorse tra il conduttore di Report e Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice finita al centro del ciclone mediatico per la sua vicinanza all’ex ministro Gennaro Sangiuliano -6. In quelle conversazioni, come ricostruito poi da Giletti nella sua trasmissione Lo stato delle cose, emergeva un retroscena spinoso: Ranucci avrebbe accostato il nome dello stesso Giletti, insieme a quello di Cerno e di altri, a una fantomatica “lobby gay” che graviterebbe attorno all’ex 007 Marco Mancini -7. Una parola, “lobby”, che nel lessico giornalistico evoca trame occulte e giochi di potere, e che Giletti ha respinto con forza rivendicando la propria estraneità a qualsiasi cordata e, contestualmente, puntando il dito contro quella che definisce l’ipocrisia del collega -2.

La reazione di Ranucci, affidata ai social network, è stata immediata e ha tentato di spostare il baricentro della contesa. Secondo la sua versione, il suo non sarebbe mai stato un attacco all’orientamento sessuale di Giletti né un tentativo di etichettarlo, bensì un’osservazione ben più grave e politica, che il diretto interessato e Cerno avrebbero volutamente travisato -1. Il vero nodo, sostiene Ranucci, riguarderebbe i rapporti professionali che legherebbero i due giornalisti a Marco Mancini, l’ex dirigente dei servizi segreti coinvolto in passato in vicende delicate come il rapimento Abu Omar e il dossieraggio Telecom -3. Una circostanza, questa, che per il conduttore di Report getterebbe un’ombra sulla loro autonomia, accusandoli di fatto di fare da cassa di risonanza alle tesi difensive dell’ex 007 senza il necessario spirito critico, come nel caso della nota vicenda dell’incontro in autogrill tra Mancini e Matteo Renzi -8.

Giletti, lungi dal rimanere in silenzio, ha raccontato a posteriori il disappunto provato nel leggere quei messaggi, aggravato da un particolare non secondario: la telefonata rassicurante che lo stesso Ranucci gli avrebbe fatto proprio il giorno della pubblicazione delle chat da parte del quotidiano di Cerno -2. In quella circostanza, Ranucci gli avrebbe parlato di una “manipolazione” ai suoi danni, salvo poi scoprire, una volta entrato in possesso degli atti giudiziari integrali, che il contenuto di quelle conversazioni corrispondeva al vero e non era stato alterato -10. Un comportamento che Giletti ha bollato come ipocrita, sottolineando come avrebbe preferito una franca ammissione di responsabilità piuttosto che una smentita poi rivelatasi infondata. Da qui la sua proposta, lanciata a mezzo stampa, di un confronto pubblico e in diretta televisiva, con tanto di moderatore d’eccezione nella persona di Michele Santoro, per chiarire una volta per tutte i termini della questione -5.

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