Conte: "Parliamo di primarie ma serve il programma". Gualtieri e Gentiloni, due visioni a confronto sul nodo della leadership
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Redazione Interno
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AGRIGENTO – Il cantiere del centrosinistra, in vista delle elezioni politiche del 2027, si arricchisce di un nuovo tassello con l'abbraccio tra il Movimento 5 Stelle e le formazioni civiche facenti capo a Controcorrente e Progetto Civico. A ospitare il confronto, in una due giorni che si preannuncia densa di interventi e valutazioni strategiche, è la città di Agrigento, dove il leader pentastellato Giuseppe Conte ha ribadito la necessità di costruire una piattaforma programmatica solida prima di qualsiasi discussione sulla leadership.
Il progetto, che si allarga e si consolida inglobando anche l'esperienza di Ismaele La Vardera, punta a dialogare con una fetta di Paese più ampia di quella tradizionalmente intercettata dai singoli partiti, in un'ottica che mira a superare le logiche strettamente partitiche per abbracciare un orizzonte più spiccatamente civico e progressista.
La priorità del programma secondo Conte
Intervenendo agli Stati generali di Controcorrente, il presidente del M5S ha messo in chiaro quale sia, a suo avviso, l'urgenza del momento. "Ogni giorno parlo di primarie, ma è chiaro che questo è il momento del programma", ha affermato Conte, spiegando che nei mesi scorsi il Movimento ha ascoltato moltissimi cittadini, anche non iscritti, per intercettare le priorità reali del Paese. Definire un progetto condiviso, ha aggiunto, è il presupposto indispensabile per poi scegliere, attraverso la competizione democratica, la figura più adatta a interpretarlo.
L'ex presidente del Consiglio ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi timore circa un utilizzo divisivo delle primarie, assicurando che, nella sua prospettiva, non si tratterà di una competizione tra avversari ma di un confronto tra compagni di viaggio, finalizzato a garantire cinque anni di stabilità governativa.
"Non possiamo più arrivare divisi", ha ammonito Conte, esprimendo una certa preoccupazione per le "logiche di partito" e gli "opportunismi" che storicamente hanno minato la tenuta delle coalizioni di sinistra, e ribadendo la propria disponibilità a mettersi al servizio del progetto progressista senza alcun tornaconto personale.
Il duplice approccio di Gualtieri e Gentiloni
Se Conte scandisce i tempi della costruzione dell'alleanza, all'interno del Partito Democratico emergono posizioni differenziate sul tema caldo delle primarie. Un confronto significativo si è svolto in questi giorni alla Festa nazionale dell'Unità, dove il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l'ex commissario europeo Paolo Gentiloni hanno espresso due approcci diversi, seppur accomunati da una certa tiepidezza verso lo strumento. Gualtieri ha manifestato più di un dubbio, sostenendo che l'Italia non abbia bisogno di un "capo" ma di un "capitano" di una squadra forte e larga.
"La nostra opposizione al modello plebiscitario e presidenzialista di Meloni non è tattica", ha osservato Gualtieri, sottolineando che le riforme per essere durature devono essere larghe e condivise da un grande patto tra le forze migliori dell'impresa, del lavoro e della cultura. Il sindaco di Roma ha invitato a non partire dal nome, ma a concentrarsi su come costruire una coalizione capace di cambiare radicalmente il Paese, quasi a suggerire che la scelta del leader potrebbe essere demandata a meccanismi più tradizionali o parlamentari piuttosto che a una competizione aperta.
In controtendenza, pur condividendo le perplessità di Gualtieri, Paolo Gentiloni ha invece sollecitato una decisione rapida e definitiva. "Quasi tutti i leader hanno detto di volerle", ha ricordato l'ex premier, riferendosi alle primarie. "Non possiamo andare avanti altri sei mesi così: o cambiamo idea e lo diciamo, oppure stabiliamo una data, magari presto, nominiamo dei garanti e definiamo chi vota e come".
Un monito chiaro a non lasciare il partito e l'intero campo progressista in una condizione di stallo, dove l'incertezza rischia di logorare la credibilità dell'azione di opposizione al governo guidato da Giorgia Meloni.
Le dichiarazioni di Gualtieri e Gentiloni, emerse durante il dibattito sull'Europa, evidenziano quindi una tensione interna al Partito Democratico, spaccato tra chi teme che le primarie possano rivelarsi un boomerang e chi invece le considera un passaggio inevitabile da regolamentare al più presto per evitare un'agonia politica che gioverebbe solo alla maggioranza di centrodestra.
Il ruolo del civismo e l'endorsement di La Vardera
La cornice agrigentina dell'incontro ha fornito anche il palcoscenico per un endorsement esplicito nei confronti di Giuseppe Conte. Il fondatore di Controcorrente, Ismaele La Vardera, ha dichiarato senza mezzi termini: "Tra lui e Schlein voterei lui, senza se e senza ma". Una presa di posizione che arriva in un momento cruciale, in cui le due anime del centrosinistra si stanno misurando sul campo. L'operazione che vede Alessandro Onorato e La Vardera convergere verso un unico progetto politico, infatti, non è solo un'operazione organizzativa ma anche un chiaro segnale politico.
L'obiettivo dichiarato è quello di affermarsi come principale forza di centro all'interno del "campo largo", intercettando un elettorato moderato e civico che non si riconosce né nel Partito Democratico né nel Movimento 5 Stelle, ma che potrebbe rivelarsi decisivo per la vittoria finale. Lo stesso Conte ha colto l'occasione per ribadire che la sua leadership non è finalizzata a un tornaconto personale, ma a dare "forza massima a questo progetto progressista", aprendo a uno spicchio di Paese più ampio delle sole forze politiche tradizionali.
Nonostante il mancato intervento della segretaria dem Elly Schlein, invitata ma assente, la due giorni di Agrigento ha dunque rappresentato un passaggio importante per verificare lo stato di salute della coalizione, con le primarie che restano lo strumento principale per dirimere la questione della leadership, ma solo dopo che ci sarà un accordo sostanziale sui contenuti del programma di governo.
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