Scandali e flop elettorale, Minardo riorganizza Forza Italia in Sicilia: via libera all’autosospensione di Gallo Afflitto
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Redazione Interno
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Dopo una tempesta perfetta che ha messo in ginocchio il partito – fatta di inchieste giudiziarie dai contorni imbarazzanti e di un risultato elettorale che, a Messina, ha toccato il fondo con un raggelante 3 per cento – il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, ha deciso di muovere i pezzi sulla scacchiera siciliana.
Non si tratta solo di prendere le distanze dai casi che hanno travolto il deputato Michele Mancuso nel Nisseno e, più pesantemente, il coordinatore provinciale di Agrigento, Riccardo Gallo Afflitto; si tratta di arginare una crisi di reputazione che rischiava di paralizzare il partito, trasformandolo in un attore secondario nella propria roccaforte isolana.
La mossa, annunciata ufficialmente dopo l’estate politica, prevede la creazione di coordinamenti territoriali allargati, una soluzione che Minardo stesso ha definito come l’unica via per uscire dall’impasse, favorendo il massimo coinvolgimento della classe dirigente locale laddove la fiducia è venuta meno.
La scelta dell’autosospensione e il caso Cefpas
La decisione più attesa, quella che arriva a chiusura di un cerchio apertosi con le rivelazioni della Procura di Caltanissetta, riguarda Riccardo Gallo Afflitto. Minardo ha reso noto di aver accolto l’autosospensione del politico, il quale, seppur ancora in attesa che il Gip si esprima sulla richiesta di arresto per corruzione fissata per l’11 giugno, ha scelto di ritirarsi dalla scena per non esporre ulteriormente le insegne azzurre.
Si era già mosso nella stessa direzione, qualche tempo prima, il collega Mancuso, dimostrando come la pressione delle inchieste – in particolare quella legata al Cefpas, il Centro per la formazione del personale del Servizio sanitario – abbia reso indispensabile un argine.
Nel merito delle indagini, che restano al centro di un groviglio di interessi e promesse, emergono dettagli che hanno scosso la politica locale: dalle presunte pressioni per far assumere la moglie del deputato fino a dialoghi intercettati in cui si parlava di incarichi come accompagnatrice per una giovane, vicende che hanno costretto il partito a una netta presa di distanza.
Minardo, pur ribadendo il rispetto del lavoro della magistratura e un approccio garantista, ha voluto sottolineare che l’intero movimento non può essere identificato con le vicende giudiziarie dei singoli, cercando così di blindare l’immagine collettiva di Forza Italia.
Verso nuovi assetti: i coordinamenti in tre province
L’operazione di “restyling” voluta da Minardo non si limita a prendere atto delle defezioni, ma tenta di gettare le basi per una nuova presenza sul territorio. A Messina, dove i berlusconiani sono rimasti esclusi dal consiglio comunale, così come nelle province di Agrigento e Caltanissetta – epicentro delle due crisi più aspre – si punta a superare la logica del vertice monocratico.
Il commissario ha annunciato l’istituzione di uffici politici rappresentativi e di coordinamenti allargati guidati da figure locali che verranno individuate nelle prossime settimane, una struttura collegiale che dovrà accompagnare il partito verso il congresso. “Daremo vita a coordinamenti territoriali allargati – ha spiegato il commissario regionale – strumenti che possano valorizzare il contributo di amministratori, eletti e militanti, lontani dalla tentazione delle chiusure”.
Con questa mossa si tenta di voltare pagina rispetto a una gestione che, secondo le contestazioni dei pm di Caltanissetta, aveva trasformato enti strategici come il Cefpas in una sorta di feudo politico personale, legato al legame tra l’onorevole Gallo Afflitto e l’ex direttore Roberto Sanfilippo.
Un partito in bilico tra garantismo e necessità di pulizia
Mentre la macchina organizzativa cerca di riavviarsi, il clima interno resta teso ma disciplinato. Minardo ha parlato di “scelta responsabile” riferendosi all’autosospensione di Gallo, un termine che, nella comunicazione politica, serve a trasformare un’umiliazione in un atto di alto valore civico per il partito.
Non c’è spazio, nelle dichiarazioni ufficiali, per attacchi diretti agli indagati; prevale invece la linea della “serenità” necessaria per affrontare la difesa personale, una frase che suona come un commiato formale dai ruoli di vertice, almeno fino a quando il fumo delle polveri giudiziarie non si sarà diradato.
Per Forza Italia, che con Trump alla Casa Bianca ormai da più di un anno ha perso qualsiasi scusa mediatica legata alle scadenze elettorali americane, il nodo è tutto interno e siciliano: riuscire a dimostrare che la storia del partito, come l’ha definita Minardo, non è solo un peso ereditato, ma una prospettiva fondata sul merito e sulle competenze. L’appuntamento con le urne e con i probabili interrogatori dell’11 giugno dirà se questa riorganizzazione è una vera rinascita o solo un cerotto su una ferita ancora aperta.




