Caso Regeni, il governo chiederà il risarcimento dopo la Cassazione. L’opposizione attacca
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Redazione Esteri
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Il governo italiano chiederà all’Egitto il risarcimento per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni soltanto quando la sentenza «sarà passata in giudicato». A precisarlo è stato il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che in un primo momento aveva indicato come condizione sufficiente il semplice deposito della sentenza, salvo poi correggere il tiro: «Mi sembra prematuro parlarne in questa fase quando siamo solo al primo grado di giudizio».
La posizione dell’esecutivo ha immediatamente provocato le critiche delle opposizioni, che contestano la scelta di attendere i tempi della Cassazione nonostante una parte delle somme stabilite dai giudici sia già immediatamente esecutiva.
La sentenza della Corte d’Assise
La Prima Corte d’Assise di Roma, al termine di otto ore di camera di consiglio, ha condannato a dieci anni tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani per il sequestro del ricercatore friulano, escludendo però l’accusa di omicidio e le aggravanti contestate. I giudici hanno inflitto la pena al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed, mentre il generale Tariq Sabir è stato assolto da tutte le accuse.
La Corte ha inoltre disposto una provvisionale di 150mila euro in favore della Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile, e risarcimenti per 200mila euro ciascuno a Paola Deffendi e Claudio Regeni e 100mila euro alla sorella Irene, oltre alle spese legali. L’entità definitiva dei danni patrimoniali e non patrimoniali dovrà essere stabilita in sede civile.
Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha commentato il dispositivo parlando di «una sentenza che dimostra come, nonostante dieci anni di depistaggi, silenzi e mancata collaborazione, la giustizia italiana sia riuscita ad accertare una verità processuale fondata su prove solide». Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo dal primo giorno, ha definito il verdetto «una sentenza storica» che conferma «la ricostruzione della Procura».
Le critiche dell’opposizione
La decisione del governo di attendere il passaggio in giudicato ha scatenato le reazioni del centrosinistra. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha sottolineato che «il pagamento delle somme è esecutivo», aggiungendo che «lo Stato deve favorire l’immediato recupero delle somme» e che «il governo non deve nascondersi, su questo piano può e deve agire».
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha sollecitato la premier Giorgia Meloni a «far rispettare subito il verdetto», ricordando che «una parte è immediatamente esecutiva» e che «il ruolo del governo è intraprendere ogni iniziativa immediata, diplomatica, per far sì che una sentenza di un giudice italiano venga rispettata e attuata».
Schlein ha anche criticato duramente le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva affermato come non fosse stato condannato l’Egitto in quanto tale ma tre singole persone. «Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese», ha dichiarato la segretaria dem, sostenendo che il ministro «dimostra di non aver capito niente della sentenza» e che «nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi».
La posizione di Palazzo Chigi e la smentita sulla telefonata
La premier Giorgia Meloni ha ribadito la linea della cautela nei rapporti con il Cairo, sostenendo che interrompere i canali diplomatici rischierebbe di allontanare l’obiettivo della verità: «Dubito che chiudendo quei canali ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarcene». Meloni ha inoltre ricordato che non fu il suo governo a riaprire le relazioni con l’Egitto, ma l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni.
Palazzo Chigi ha inoltre smentito la notizia riportata dal sito egiziano indipendente Mada Masr, secondo cui prima della sentenza ci sarebbe stata una telefonata tra «responsabili egiziani e italiani di alto livello, per trovare una via d’uscita legale in linea con la natura delle relazioni tra i due Paesi». Fonti della Presidenza del Consiglio hanno definito la notizia «falsa», precisando che l’ultimo contatto tra Meloni e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi risale al 23 luglio, in occasione della festa nazionale egiziana.
La richiesta dei genitori di Giulio
Paola e Claudio Regeni, in un’intervista a Repubblica, hanno chiesto al governo italiano di non piegarsi alle pressioni dell’Egitto dopo la sentenza sul sequestro, le torture e l’uccisione del figlio. «La dignità di un Paese non è negoziabile», hanno affermato, sottolineando che «in tutti questi anni non si può certo dire che il governo del nostro Paese ci abbia sostenuto nell’ottenere collaborazione dal regime egiziano», collaborazione che «in effetti non è mai esistita».
I genitori del ricercatore hanno chiesto che il governo «reclami il risarcimento del danno come richiesto dall’Avvocatura dello Stato» e che «rompa i rapporti con un Paese che è lontano dall’essere sicuro, tanto che tortura e uccide anche i cittadini degli Stati amici». Hanno inoltre domandato che restino esposti gli striscioni gialli dedicati a Giulio: «Proprio ora, più che mai, l’onda gialla deve farsi presidio dei diritti in un mondo e in un Paese che tende ad accantonarli in virtù di interessi altri».
L’Egitto, dal canto suo, ha precisato di non voler entrare nella vicenda giudiziaria, anche perché i giudici hanno «condannato singoli individui e non le istituzioni».
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