Il prefetto dice no a Forza Nuova: niente convegno sulla “fine dell’antifascismo” a Predappio
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Redazione Interno
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L’area scelta per l’evento, l’ex stabilimento “L’Arte” nel complesso degli ex Caproni a Predappio Alta, è stata giudicata inagibile e pericolosa. La prefettura di Forlì-Cesena, al termine di un vertice a cui hanno partecipato il questore, i comandanti provinciali delle forze dell’ordine e i vigili del fuoco, ne ha quindi vietato l’utilizzo per il convegno organizzato da Forza Nuova in programma il 25 aprile, giorno dell’ottantunesimo anniversario della Liberazione. La decisione, comunicata ufficialmente nella serata di ieri, si basa su rilievi tecnici inequivocabili: la struttura verserebbe in uno stato di “grave e generale degrado”, priva com’è dei necessari requisiti di agibilità, un aspetto questo che la rende assolutamente inidonea a ospitare un raduno pubblico.
La moviola del vertice in prefettura
Proprio la mancanza di documentazione, che gli organizzatori avrebbero dovuto presentare obbligatoriamente alla pubblica amministrazione per descrivere le attività previste e attestare la sussistenza delle condizioni di sicurezza, ha pesato come un macigno nella riunione in prefettura. I sopralluoghi, condotti dai tecnici assieme al sindaco di Predappio, hanno evidenziato criticità strutturali tali da far scattare l’allarme sicurezza; non si trattava, insomma, di una valutazione politica sul contenuto del titolo – “La fine dell’antifascismo”, una provocazione pesante come un macigno nella città natale di Benito Mussolini – bensì di una ponderata valutazione sui rischi connessi all’incolumità dei partecipanti. Di fronte a questo scenario, il comitato per l’ordine e la sicurezza ha raggiunto un parere unanime, chiedendo al primo cittadino di emanare un’ordinanza contingibile e urgente.
L’ordinanza del sindaco e il bluff della documentazione
Il sindaco di Predappio, che aveva già ricevuto pressioni in tal senso, non ha potuto fare altro che recepire le indicazioni della prefettura, firmando un provvedimento che ha messo la parola fine a ogni velleità organizzativa. L’ex stabilimento “L’Arte”, suggestivo ma fatiscente, era stato scelto come location dal movimento guidato da Roberto Fiore per ospitare quello che doveva essere un “internazionale” dell’estremismo di destra; una scelta, quella del luogo, che più avrebbe potuto caricare di simbolismo l’evento in una data così delicata, ma che si è rivelata un boomerang sul piano tecnico. E la prefettura, come emerge dagli atti, ha sottolineato in modo specifico come l’iniziativa non fosse suffragata da “alcuna documentazione, pure obbligatoria” riguardante la sicurezza, un dettaglio non da poco che ha spazzato via qualsiasi margine di trattativa.
L’ombra del Ventennio su un’area industriale
Quel capannone, va ricordato, fu voluto da Mussolini in persona durante il Ventennio per insediarvi l’azienda aeronautica Caproni, un pezzo di storia che trasforma l’area in un simbolo forse troppo ingombrante. Oggi, però, l’unica cronaca che lo riguarda è quella del degrado amministrativo: la struttura è chiusa e inaccessibile al pubblico per gli usi a cui Forza Nuova voleva destinarla. Nel dettaglio, il divieto si estende a “qualsiasi tipo di attività” diversa da quella artigianale per cui l’area è tecnicamente destinata, bloccando sul nascere l’iniziativa. La prefettura, limitandosi a rilevare lo stato dei luoghi, ha agito di fatto come un parafulmine istituzionale, evitando che le polemiche politiche degenerassero in scontri di piazza grazie a una scappatoia puramente burocratica, seppure inattaccabile dal punto di vista logistico e della sicurezza pubblica.




