Putin spiazza l’Occidente e apre all’Ue: “La guerra sta finendo, trattiamo”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è certo la prima volta che Vladimir Putin ricorre a una dichiarazione a effetto nel giorno della parata sulla Piazza Rossa, eppure l’annuncio di ieri sera – pronunciato a margine delle celebrazioni per l’81esimo anniversario della vittoria sul nazifascismo – ha colto di sorpresa persino gli osservatori più smaliziati. Il presidente russo, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso di una conferenza stampa ripresa dall’agenzia Tass, ha infatti dichiarato che il conflitto in Ucraina “sta volgendo al termine”, aggiungendo – particolare tutt’altro che secondario – di essere “pronto a incontrare” Volodymyr Zelensky, ma soltanto una volta che un accordo sarà stato siglato nei suoi termini definitivi. Un’apertura, quest’ultima, che sembra ribaltare la consueta retorica del Cremlino, il quale per mesi aveva escluso un faccia a faccia diretto con la controparte ucraina.

La cornice in cui maturano queste parole, peraltro, ne amplifica il peso specifico. La parata del 9 maggio, tradizionalmente una vetrina di potenza e organizzazione, si è rivelata quest’anno un evento sorprendentemente dimesso: niente carri armati moderni, niente missili intercontinentali esibiti con orgoglio, ma una sfilata conclusasi in appena 45 minuti, con i soli vecchi T-34 a ricordare l’epopea del 1945. Le strade di Mosca erano semideserte; cellulari e connessioni internet, bloccati. Una prudenza, quella del Cremlino, giustificata ufficialmente con il timore di attacchi di droni ucraini – scongiurati grazie a un cessate il fuoco di tre giorni mediato dagli Stati Uniti – ma che molti analisti leggono come il segnale di una macchina bellica messa a dura prova.

La svolta negoziale e il nodo dell’interlocutore europeo

Ma è sul fronte diplomatico che si gioca la partita più interessante. Putin ha infatti riaperto un canale che sembrava ormai intasato da mesi, quello con l’Unione Europea, accogliendo di fatto la sollecitazione arrivata dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “Il nostro primo obiettivo dal primo giorno è una pace giusta e duratura per l’Ucraina”, aveva ribadito Costa, e il leader russo ha raccolto il guanto, dichiarando che Mosca “non ha mai rifiutato” di negoziare con Bruxelles. Con una puntualizzazione, però, che sa tanto di provocazione quanto di strategia. Putin ha indicato come mediatore ideale l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder – figura discussa, in Europa, per i suoi legami con il colosso energetico russo Gazprom – lasciando intendere che, in alternativa, i leader europei potranno scegliere un altro rappresentante, a patto che costui non abbia mai usato un linguaggio offensivo verso Mosca. Una clausola, quest’ultima, che di fatto esclude gran parte degli attuali vertici delle istituzioni comunitarie.

Nonostante l’ottimismo mostrato da Donald Trump – il quale, forte del cessate il fuoco in vigore fino all’11 maggio, aveva auspicato un’estensione significativa della tregua – i collaboratori più stretti di Putin si sono affrettati a smorzare gli entusiasmi. Il portavoce Dmitry Peskov ha parlato di “un percorso molto lungo, con dettagli complicati”, aggiungendo che Washington ha molta fretta ma che una soluzione definitiva non è certo dietro l’angolo. Yuri Ushakov, consigliere di politica estera, ha poi definito “infondate” le speranze di un prolungamento della tregua oltre la data stabilita, chiarendo che per ora nessuno ha parlato di una ripresa concreta dei negoziati tra Russia e Ucraina.

Le macerie della guerra e il doppio registro del Cremlino

A rendere ancora più enigmatica la posizione russa è la schizofrenia comunicativa di queste ore. Se in serata Putin si mostrava disponibile al dialogo, al mattino – durante il discorso ufficiale sulla Piazza Rossa – aveva invece tuonato contro l’“intero blocco della Nato”, accusato di armare e sostenere la forza aggressiva che la Russia combatte in Ucraina. Una retorica da mobilitazione totale, insomma, che convive con aperture inedite verso l’Europa. Quasi come se il Cremlino volesse preparare il terreno politico per una trattativa – resa necessaria dal logoramento di un conflitto lungo oltre tre anni – senza però apparire debole agli occhi dell’opinione pubblica interna.

E sui dettagli pratici, la cautela regna sovrana. Per quanto riguarda lo scambio di prigionieri annunciato da Trump – mille per parte – Putin ha fatto sapere di non aver ancora ricevuto alcuna proposta ufficiale da Kiev, limitandosi a confermare che le liste dei detenuti sono in fase di preparazione. Quanto a un eventuale incontro con Zelensky, il leader russo ha ribadito la sua posizione: niente summit a vuoto, niente foto di circostanza. L’incontro, se ci sarà, dovrà servire esclusivamente a ratificare un accordo già confezionato, non certo a discuterne i contenuti. Un approccio, questo, che lascia intendere come Mosca intenda dettare i tempi – e le condizioni – di ogni futura intesa.

L’ombra lunga della parata sottotono

Al di là delle dichiarazioni, sono i fatti concreti a raccontare forse la verità più profonda. L’assenza di mezzi corazzati moderni alla parata, il ricorso a immagini registrate per mostrare la potenza dei missili russi, la decisione di limitare al minimo gli ospiti stranieri – presenti solo i fedelissimi come Lukashenko e il premier slovacco Fico – raccontano di un Paese che, nonostante la retorica vittoriosa, si prepara a un futuro di austerità bellica. E in questo quadro, l’apertura di Putin all’Europa assume i contorni di una mossa obbligata. Le perdite umane, il peso delle sanzioni, la riconversione militare dell’economia: tutto questo spinge il Cremlino a cercare una via d’uscita, senza però rinunciare alla narrativa della grande Russia assediata. Così, mentre le parole di “pace imminente” fanno il giro del mondo, sul terreno e nelle cancellerie la guerra continua a dettare la sua agenda, fatta di prudenza, calcoli e vecchie ruggini che nessuna dichiarazione estemporanea potrà cancellare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.