Il mio nome è Carlo, primo ciak a Milano per il film su Acutis, il santo che amava i computer
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono ufficialmente partite lunedì 9 marzo a Milano le riprese di Il mio nome è Carlo, la fiction televisiva che porterà sul piccolo schermo, e più precisamente su Canale 5 dove andrà in onda nei prossimi mesi, la vicenda umana e spirituale di Carlo Acutis, il giovane milanese scomparso nel 2006 e divenuto, con la canonizzazione voluta da Papa Leone XIV lo scorso settembre, il primo santo cosiddetto millennial della storia della Chiesa. La produzione, affidata a RTI in collaborazione con Skipless Italia, ha scelto come regista Giacomo Campiotti, il quale ha curato la sceneggiatura insieme a Carlo Mazzotta, e l’operazione, nel suo dispiegarsi, vedrà il set spostarsi nei prossimi giorni da Milano ad Assisi, cittadina umbra che fu fondamentale per la maturazione interiore del ragazzo e che oggi, non a caso, ne custodisce le spoglie mortali all’interno del Santuario della Spogliazione.
Samuele Carrino, da Gallipoli al ruolo del giovane Carlo
A vestire i panni del quindicenne Carlo, quello dell’ultimo anno di vita e della maturità spirituale più intensa, sarà il giovane attore pugliese Samuele Carrino, originario di Gallipoli, il quale aveva già ottenuto una notevole visibilità e il calore del pubblico interpretando il ruolo del protagonista in Il ragazzo dai pantaloni rosa, pellicola che affrontava il dramma del bullismo e che, forte del suo successo, è stata successivamente adattata anche in un musical. La sceneggiatura, per restituire la complessità di una figura così precocemente segnata dalla fede, scandisce la narrazione in tre momenti distinti della sua esistenza: si parte dall’infanzia, quando Carlo aveva appena sei anni e manifestava già una sensibilità religiosa che lasciava interdetti i genitori, per passare poi alla preadolescenza, quella degli undici anni in cui la sua curiosità intellettuale cominciava a manifestarsi con forza, e si arriva infine al periodo del liceo, quel primo anno all’Istituto Leone XIII di Milano dove i docenti, colpiti dalla sua insaziabile voglia di capire, lo avevano soprannominato “il Carlo delle domande”. A completare il cast, nel ruolo fondamentale della madre, Antonia Salzano, figura che ha attivamente promosso la causa di beatificazione e canonizzazione del figlio, troviamo l’attrice Lucia Mascino, volto ben noto al pubblico televisivo per le sue partecipazioni a serie di successo come Suburra e Don Matteo.
La costruzione di un’identità divisa tra fede e tecnologia
Il fulcro attorno al quale ruota l’intera esistenza di Carlo Acutis, e che la pellicola di Campiotti intende evidentemente esplorare, è la sorprendente capacità che ebbe, da ragazzino qualunque appassionato di calcio, di videogiochi e del suo cane, di coniugare una fervente devozione eucaristica con le potenzialità, allora ancora in fase di espansione, del mondo digitale e di internet. Nella sua cameretta, infatti, Carlo non si limitava a giocare con la playstation, ma imparò da autodidatta i linguaggi di programmazione, arrivando a creare un sito web per la sua parrocchia e, soprattutto, a ideare e realizzare un progetto ambizioso: una mostra virtuale, corredata da un’ampia documentazione fotografica, che catalogava e descriveva i miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa in tutto il mondo, un’opera che dopo la sua morte è stata diffusa in tutti i continenti e che gli è valsa, nell’immaginario collettivo, l’appellativo di “influencer di Dio”. La sua figura, che proprio per questo connubio tra contemporaneità e tradizione è diventata un punto di riferimento per milioni di giovani, specialmente in paesi come gli Stati Uniti e il Sudamerica, viene così raccontata nei cento minuti della fiction attraversando i luoghi che ne hanno plasmato lo spirito: da Milano, dove la famiglia abitava nel quartiere di Porta Romana, ad Assisi, dove la tomba, con il suo vestito con i suoi amati jeans, felpa e scarpe da ginnastica, è oggi meta di un pellegrinaggio continuo e costante.




