Il Tesoro punta sullo “short” il 24 aprile, con i Bot pronti a fine mese
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Redazione Economia
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È il momento della cosiddetta “scadenza breve”, quella che in un contesto di tassi ancora sostenuti – nonostante le attese per un alleggerimento delle politiche monetarie da parte della Bce – rappresenta spesso il compromesso ideale per chi non vuole immobilizzare la liquidità per troppo tempo. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze torna dunque sul mercato primario con un’operazione mirata: venerdì 24 aprile 2026, il Tesoro metterà in asta una nuova tranche di Btp Short Term, cercando di raccogliere fino a un massimo di 2,5 miliardi di euro. Si tratta, per essere precisi, della settima riapertura di un titolo con scadenza fissata al 28 febbraio 2028, un Btp che paga una cedola annua lorda del 2,20% e che, sul mercato, viene identificato dal codice Isin IT0005692410.
L’operazione, che rientra nel calendario di finanziamento del Dipartimento del Tesoro, sarà seguita – come di consueto – dalla finestra dedicata al pubblico risparmio: le prenotazioni da parte della clientela retail, che può acquistare i titoli in asta tramite la propria banca o l’home banking, dovranno essere perfezionate entro la giornata di giovedì 23 aprile. I cosiddetti “specialisti in titoli di Stato”, invece, avranno tempo fino alle ore 11:00 del giorno ventiquattro per presentare le domande, che verranno poi soddisfatte secondo il meccanismo dell’asta marginale; un meccanismo, questo, in cui il prezzo di aggiudicazione viene determinato discrezionalmente, escludendo eventuali offerte considerate non convenienti rispetto alle condizioni del momento.
Un calendario di fine mese fitto di impegni tra Bot e Btp a medio termine
L’asta del 24 aprile, però, rappresenta soltanto il primo dei tre atti che chiuderanno il mese dedicato al collocamento del debito pubblico italiano. Se il venerdì è dedicato agli短期 (Short Term), il calendario prosegue martedì 28 aprile con il ritorno dei Buoni Ordinari del Tesoro (Bot) e si conclude mercoledì 29 aprile con un’asta dedicata ai Btp a medio-lungo termine. Per quanto riguarda i Bot – strumenti che, come noto, non prevedono il pagamento di cedole periodiche ma remunerano l’investitore attraverso lo scarto di emissione – l’offerta prevista è consistente: il Mef ha annunciato un’emissione complessiva massima di 4,5 miliardi di euro, suddivisa tra due riaperture.
Nel dettaglio, si andranno a collocare 2,5 miliardi di euro di Bot trimestrali (quelli con vita residua di circa due mesi, in scadenza il 14 luglio 2026, Isin IT0005704454) e 2 miliardi di euro di Bot semestrali (vita residua di cinque mesi, che scadranno il 30 settembre 2026, Isin IT0005702656). Per questi strumenti, a differenza dei Btp, il collocamento avviene tramite asta competitiva sul rendimento: gli operatori qualificati presentano cioè richieste espresse in termini di tasso, cercando di intercettare l’andamento della curva dei rendimenti, e il regolamento di entrambi i titoli – sia per i Bot sia per il Btp Short Term – è fissato per giovedì 30 aprile.
La strategia del Tesoro in un contesto di tassi alti e domanda solida
La scelta di puntare in modo massiccio sulla prima parte della curva dei rendimenti (quella con scadenze fino a tre anni) non è certo casuale, in una fase in cui la determinazione della Bce a domare l’inflazione ha trasformato i tassi d’interesse in una variabile ancora particolarmente redditizia per le obbligazioni governative. Collocare uno Short Term significa intercettare quella fetta di risparmiatori che, pur volendo abbandonare la mera liquidità dei conti correnti, temono ancora la volatilità delle scadenze più lunghe.
Va notato, tra l’altro, come il Ministero abbia confermato che, nella seduta del 24 aprile, non si terrà l’asta dei Btp€i (quelli indicizzati all’inflazione europea) che pure era inizialmente prevista dal calendario annuale. Una decisione, quella di saltare l’appuntamento con i titoli reali, giustificata dalla recente emissione sindacata di questi stessi strumenti, che ha già soddisfatto la domanda specifica del mercato in tal senso. La strategia appare quindi focalizzata: soddisfare l’appetito per il breve termine, cercando di ancorare il finanziamento del debito a costi certi e condizioni chiare.
I dettagli operativi delle aste e l’accesso per i risparmiatori
Per chi volesse partecipare, le modalità sono ormai standardizzate. Per l’asta di Btp del 24 aprile (importo minimo garantito 2,25 miliardi, massimo 2,5), la prenotazione è obbligatoria entro il giorno prima, mentre per i Bot del 28 aprile le tempistiche di prenotazione scadono lunedì 27. È fondamentale ricordare che gli investitori retail non accedono direttamente all’asta competitiva o marginale, ma inoltrano la loro richiesta di sottoscrizione agli intermediari (banche, poste o SIM), che poi provvedono a raggruppare le domande.
Questi intermediari, a loro volta, applicano alla clientela il cosiddetto “prezzo medio ponderato” risultante dall’asta (per i Bot) o il prezzo determinato dall’asta marginale (per i Btp), aggiungendo eventualmente commissioni di collocamento che, comunque, sono regolate da massimali imposti dalla normativa sulla trasparenza. L’asticella di questi ultimi appuntamenti di aprile, insomma, servirà a testare la tenuta della domanda finale: se i grandi investitori istituzionali assorbiranno le emissioni, i piccoli risparmiatori potranno salire a bordo solo successivamente, con la consapevolezza che – almeno fino a mercoledì 29 – il calendario delle aste italiane resterà sotto i riflettori di piazza Affari e non solo.




