Btp e Bot, il Tesoro torna all’attacco: asta da 2,5 miliardi il 24 aprile
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Redazione Economia
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quella che ormai è una routine consolidata per finanziare il debito pubblico pur senza mai abbandonare la cautela imposta dai tassi ancora elevati, ha messo a punto un nuovo calendario di aste per la chiusura di aprile. L’appuntamento più immediato, fissato per venerdì 24 aprile 2026, riguarda una nuova emissione di Btp Short Term: lo strumento, che di fatto rappresenta la spina dorsale delle emissioni a brevissimo raggio del Tesoro, verrà proposto con un importo massimo che potrà raggiungere la soglia dei 2,5 miliardi di euro. Chi vuole partecipare, e nel dettaglio mi riferisco ai piccoli risparmiatori che spesso utilizzano questi strumenti per parcheggiare liquidità, ha tempo fino al 23 aprile per effettuare le prenotazioni, mentre le domande in asta dovranno essere presentate entro le undici del mattino del giorno successivo.
Un calendario serrato tra short term e bot
Non si tratta però di un evento isolato, perché il calendario del Mef per la prossima settimana si presenta particolarmente fitto di scadenze; l’asta del 24 aprile sarà infatti solo la prima di una serie che comprende tre scadenze fondamentali da tenere d’occhio. A seguire, il 28 aprile, il Tesoro tornerà sul mercato primario per collocare Bot a 3 e 6 mesi, puntando in questo caso a una raccolta complessiva di 4,5 miliardi di euro. In particolare, per la seduta di martedì 28, sono previsti 2,5 miliardi di Bot trimestrali (con una vita residua, dato che si tratta di una riapertura, di soli 2 mesi) e 2 miliardi per i Bot semestrali (che vantano una vita residua di 5 mesi). La scelta di tornare su questi strumenti – lo ricordo – riflette la volontà del Tesoro di intercettare quella domanda di brevissimo termine che, in un contesto di rendimenti reali positivi, non accenna a diminuire.
La logica dietro le riaperture e i meccanismi d’asta
Analizzando le caratteristiche tecniche dell’operazione, emerge che entrambi i Bot in asta il 28 aprile sono tecnicamente delle "riaperture": significa che erano già stati emessi in precedenza (rispettivamente il 14 aprile per il trimestrale e il 31 marzo per il semestrale) e ora il Mef ne sta collocando una tranche aggiuntiva. Questo meccanismo, molto diffuso per i titoli di Stato italiani, permette di aumentare la liquidità su emissioni già esistenti senza dover creare nuovi codici ISIN, facilitando di fatto gli scambi sul mercato secondario. Un aspetto cruciale, che differenzia i Bot dai Btp, riguarda il meccanismo di collocamento: mentre i Btp Short Term seguono il sistema dell’asta marginale (dove il prezzo è determinato sulla base delle offerte), i Bot vengono invece posti all’asta con il metodo competitivo, con le richieste degli operatori che sono espresse in termini di rendimento anziché di prezzo.
L’assenza dei Btp€i e il contesto degli investitori
Da segnalare, per completezza di informazione, una piccola variazione sul programma originario: l’asta dei Btp indicizzati all’inflazione europea (i classici Btp€i) che era prevista per la stessa data del 24 aprile non avrà luogo, una decisione che il Tesoro ha giustificato con il recente collocamento sindacato di questi stessi strumenti avvenuto a inizio mese, per evitare cioè una sovrapposizione che avrebbe potuto congestionare la domanda. Per chi volesse invece orientarsi sul medio termine, l’ultimo appuntamento della settimana è fissato per il 29 aprile, sempre dedicato ai Btp a medio-lungo termine. In attesa di quelle date, l’attenzione degli addetti ai lavori resta concentrata sulla capacità del sistema bancario italiano di assorbire questi flussi di titoli, in una fase storica in cui la liquidità in eccesso deposita presso la Bce continua lentamente a ridursi.




