Aprile di fuoco per il Tesoro tra Bot, Btp e l’ombra del conflitto in Iran

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’agenda di Palazzo delle Finanze si riempie di scadenze, in questo avvio di aprile, con un calendario che, seppur ridotto nel numero di appuntamenti, concentra una varietà di strumenti tale da coprire l’intero spettro delle preferenze degli investitori. Saranno infatti solo cinque le tornate d’asta previste dal Dipartimento del Tesoro, un numero che definire “povero” per gli standard del mercato obbligazionario potrebbe risultare fuorviante: in realtà, l’offerta spazia dai classici Buoni Ordinari del Tesoro, veri e propri beni di prima necessità per la liquidità a breve, fino ai Btp più articolati, inclusa la versione “anti-inflazione” (i Btp€i) particolarmente sensibile alle fiammate dei prezzi al consumo.

Bot e Btp, il calendario delle cinque tornate d’asta

Si parte giovedì 9 aprile con un’asta dedicata ai Bot, quei titoli che non staccano una cedola periodica – a differenza dei cugini più nobili – ma il cui guadagno è scontato nella differenza tra il prezzo di emissione e il rimborso a parità (100) alla scadenza, che per questi strumenti è fissata a sei o dodici mesi. Il giorno successivo, venerdì 10, il Tesoro mette invece sul piatto i Btp a medio e lungo termine, un’asta che rappresenta sempre un banco di prova cruciale per la tenuta della fiducia. La terza data da cerchiare in rosso è il 24 aprile, una giornata doppia che vedrà il collocamento dei Btp Short Term (gli eredi dei Ctz, con vita residua compresa tra i 18 e i 36 mesi) e contestualmente dei Btp€i, i titoli indicizzati all’inflazione dell’area euro. Chiude il mese, infine, un’ulteriore asta di Bot il 28 aprile, seguita a ruota da un’ultima tornata di medio-lungo termine il 29, per soddisfare la domanda residuale del mese.

L’effetto Iran e le fibrillazioni politiche: perché lo spread tiene banco

Se il calendario è una certezza, a rendere particolarmente appetibili questi strumenti – in special modo quelli con scadenze più lontane – è però il contesto geopolitico incandescente. La guerra in Iran, fomentata dalle operazioni congiunte di Israele e Stati Uniti, ha gettato benzina sul fuoco di uno spread già provato da nuove tensioni politiche interne conseguenti all’esito referendario. In un clima di incertezza radicale come quello attuale, il rendimento offerto dal debito italiano (con il decennale che ha sfiorato picchi oltre il 4,1% lordo) diventa una calamita per chi cerca un porto sicuro che, a differenza dei classici bund tedeschi, offre ancora una remunerazione sostanziosa. Questo meccanismo di “flight to yield” sta sostenendo la domanda, trasformando un aprile apparentemente magro in un mese potenzialmente caldo per le sottoscrizioni.

L’incognita dei rendimenti e il meccanismo delle aste marginali

C’è però un aspetto tecnico che gli investitori – specialmente quelli retail – dovrebbero tenere a mente prima di lanciarsi in questi appuntamenti. A differenza delle emissioni dedicate al pubblico come il Btp Valore (che prevede un prezzo certo e pari alla pari), le aste in programma seguono il meccanismo “marginale” o “competitivo”. In pratica, per i Btp e i Btp€i, il Tesoro utilizza l’asta marginale: il prezzo di aggiudicazione non è noto al momento dell’ordine, ma viene determinato al termine della procedura, escludendo le offerte ritenute troppo aggressive e aggiudicando i titoli a un prezzo unico (quello marginale, appunto) a tutti gli operatori ammessi. Per i Bot, invece, si utilizza l’asta competitiva in termini di rendimento, dove ci si può aggiudicare il titolo al tasso proposto. Una distinzione non banale, questa, perché introduce un velo di opacità sul rendimento effettivo che si otterrà, un rischio che gli investitori devono calcolare nella loro strategia di lungo periodo.

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