Meloni e Starmer al G7: vertice cruciale tra tensioni mediorientali e sfide globali
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Redazione Esteri
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A Kananaskis, tra le cime innevate delle Montagne Rocciose, si è aperto il summit del G7 in un clima di attesa, non solo per i temi scottanti all’ordine del giorno, ma anche per l’arrivo di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, la cui presenza – seppur fisicamente ritardataria – domina ogni discussione. Giorgia Meloni, nel primo faccia a faccia con il neoprimo ministro britannico Keir Starmer, ha sottolineato l’importanza di «due giorni di lavoro intenso» per affrontare «un momento difficile», segnato dall’instabilità in Medio Oriente e dalla guerra in Ucraina.
«Stare insieme è un’occasione ottima», ha detto il presidente del Consiglio, riferendosi alla necessità di coordinare gli sforzi europei su difesa e sicurezza, in vista anche del prossimo vertice Nato. Il dialogo con Starmer, fresco di insediamento, è apparso fin da subito pragmatico, concentrato su Iran e Israele, temi che dividono ma sui quali i leader cercano una linea comune. Non è mancato un accenno alla «pace giusta e duratura» per Kiev, sebbene le divergenze tra i partner – soprattutto su scala Ue – restino evidenti.
Prima dell’avvio ufficiale dei lavori, Meloni ha partecipato a un colloquio informale con Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Mark Carney, premier canadese. Un confronto a più voci, durato oltre le previsioni, che ha confermato come il G7, nonostante le crepe tra gli alleati, rimanga un tavolo privilegiato per provare a comporre strategie. Intanto, sullo sfondo, pesano le questioni economiche, dai dazi alle tensioni commerciali, che rischiano di riaccendere vecchie dispute.




