Il diesel non si arrende: Citroën rilancia il Berlingo 100 CV per chi lavora sodo
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Redazione Economia
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Nel 2026, mentre il mercato automobilistico sembra aver ormai voltato le spalle ai vecchi cavalli di battaglia a gasolio, c'è chi compie una scelta controcorrente che sa di pragmatismo. Citroën, infatti, ha riaperto gli ordini per il suo Berlingo con motore diesel, una mossa che arriva come un fulmine a ciel sereno in un panorama dominato dall'elettrico. La casa francese, e con lei l'intero gruppo Stellantis, ha deciso di riascoltare le esigenze di chi il veicolo lo usa come strumento di lavoro quotidiano, e non come semplice accessorio tecnologico. Il nuovo Berlingo, o per meglio dire il ritorno di una sua versione che sembrava destinata all'archivio, monta il noto propulsore 1.5 BlueHDi da 100 cavalli, abbinato a un cambio manuale a sei rapporti. Una scelta che strizza l'occhio a chi deve percorrere tanti chilometri, spesso con il veicolo carico, e per i quali il costo di gestione, il famoso "costo al chilometro", rimane un fattore determinante nella scelta d'acquisto. Il listino propone due allestimenti, il Berlingo Plus e il Berlingo Max, pensati per coprire esigenze diverse ma sempre all'insegna di un rapporto qualità-prezzo che il diesel, con la sua robustezza meccanica, ha sempre garantito.
Il ritorno del BlueHDi, una strategia che guarda ai numeri
Parlare di diesel nel 2026, quando le immatricolazioni di auto nuove in Italia vedono questa alimentazione scivolare a percentuali a una cifra, attorno al 7,3% secondo i dati di gennaio, potrebbe sembrare un'anomalia statistica -2. Eppure, Stellantis ha deciso di puntare nuovamente sul motore 1.5 BlueHDi, non solo per il Berlingo ma per una serie di modelli che includono Peugeot Rifter, Opel Combo e persino berline come la Peugeot 308 e la DS 4 -1. La motivazione ufficiale, ripresa anche dal Corriere della Sera, è di una semplicità disarmante: "Lo chiedono i nostri clienti" -6. Una frase che suona come una risposta a chi, negli anni passati, aveva forzato la mano verso un elettrico a tutti i costi. Dietro questa scelta, però, si intravede un quadro più ampio e meno ideologico. Il gruppo guidato da Carlos Tavares fino a fine 2024, e ora con una nuova direzione, ha dovuto fare i conti con una realtà di mercato ben diversa dalle previsioni rosee di qualche anno fa. Le vendite di veicoli elettrici, pur in crescita, non decollano come sperato, e la rete di ricarica, specialmente per chi viaggia per lavoro, rimane un ostacolo non trascurabile. Il diesel, al contrario, offre ancora una rete capillare e un'autonomia che per certi mestieri è semplicemente insostituibile.
Un'inversione di tendenza nell'era di Trump e delle sfide cinesi
Questa inversione di marcia non avviene nel vuoto, ma si inserisce in un contesto geopolitico e industriale ben preciso. Con Donald Trump nuovamente alla presidenza degli Stati Uniti, le politiche di incentivazione forzata all'elettrico stanno subendo un rallentamento anche oltreoceano, e questo influenza le strategie globali dei grandi gruppi -8. Ma c'è di più. Stellantis, come rivelano fonti francesi, ha dovuto registrare una svalutazione colossale, nell'ordine di 22 miliardi di euro, legata alla rivalutazione dei propri piani per l'elettrificazione, un segnale chiaro di come la transizione forzata abbia avuto costi ben superiori al previsto -3. C'è poi l'aspetto della concorrenza, soprattutto quella cinese. I marchi asiatici stanno invadendo l'Europa con modelli elettrici e ibridi, ma nel segmento del diesel, complici le normative e la complessità tecnica, non sono ancora competitivi. Per Stellantis, riproporre il diesel significa quindi andare a occupare una nicchia di mercato dove non c'è battaglia sui prezzi con i nuovi entranti, garantendosi margini di profitto più sani. Non è solo nostalgia, è una questione di sopravvivenza industriale: se l'elettrico non decolla come previsto, meglio avere un piano B con i vecchi motori, purché aggiornati per rispettare le normative anti-inquinamento.
La doppia anima di un motore tra richiami e affidabilità
Va detto, senza girarci troppo intorno, che il motore 1.5 BlueHDi non è esente da ombre. Negli ultimi anni, questo propulsore è stato al centro di diverse campagne di richiamo. Solo nel 2025, Stellantis aveva convocato in officina quasi un milione di veicoli per problemi legati alla catena di distribuzione, e a febbraio 2026 è partita una nuova campagna, seppur più limitata, per circa seimila vetture in Francia, a causa di una possibile perdita di carburante sulla rampa comune -5. Problemi che, va sottolineato, riguardano lotti di produzione specifici e che l'azienda sta gestendo con interventi in garanzia, ma che gettano un'ombra sulla percezione di affidabilità del mezzo. Nonostante ciò, la decisione di rilanciarlo commercialmente è stata presa. Per il Berlingo, che torna ad affiancare la versione elettrica rimasta in vendita, la mossa è chiara: offrire una scelta. Chi percorre pochi chilometri in città e può ricaricare a casa, opterà per l'elettrico. Chi invece deve macinare asfalto in autostrada o nelle aree industriali, con orari e tempi stretti, potrà tornare a contare sul diesel. Una strategia multi-energia che, al netto di ideologie e proclami, cerca semplicemente di vendere automobili a chi ancora le compra, evitando di perdere pezzi per strada.




