Il ritorno del diesel sul mercato, Citroën riapre gli ordini del Berlingo col 1.5 BlueHDi da 100 cavalli

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il vento che soffia sul segmento dei veicoli commerciali leggeri, e di riflesso su quello delle multispazio derivate, cambia direzione. Mentre il dibattito pubblico e le strategie di comunicazione di molti costruttori sembravano ormai puntare in modo irrevocabile verso la mobilità a batteria, Stellantis ha compiuto una retromarcia che di sorprendente ha ben poco, se si analizza la domanda reale di chi questi mezzi li usa per lavorare. Citroën, in particolare, ha annunciato la riapertura degli ordini per il Berlingo equipaggiato con il motore 1.5 BlueHDi, un quattro cilindri a gasolio da 100 cavalli abbinato a un cambio manuale a sei rapporti, andando così ad affiancare—e non a sostituire—la variante elettrica ë-Berlingo che era rimasta l'unica disponibile nei mesi precedenti -2.

La scelta, ufficializzata attraverso i canali stampa del gruppo il 16 febbraio 2026, rappresenta un cedimento consapevole al pragmatismo: nonostante la spinta normativa e mediatica verso l'elettrificazione, una fetta consistente di artigiani, piccoli imprenditori e professionisti della strada continua a domandare autonomie elevate e costi di gestione certi, caratteristiche che il gasolio, almeno per ora, garantisce meglio di qualsiasi accumulatore -2. La motorizzazione prescelta è il noto 1.5 BlueHDi, un propulsore che ha già una storia complessa alle spalle—si ricordano le problematiche legate al sistema AdBlue e all'urea—ma che oggi si ripresenta sul mercato con l'ambizione di offrire robustezza e consumi contenuti, dichiarati intorno ai 5,1 litri ogni cento chilometri, per una velocità massima che tocca i 172 km/h -6.

Due allestimenti per ripartire, prezzi e dotazioni per chi macina chilometri

L'offerta per il nuovo Berlingo a gasolio si articola su due livelli di allestimento, Plus e Max, che riprendono sostanzialmente le specifiche già viste sulla versione elettrica, a testimonianza di una strategia che punta a uniformare l'esperienza di bordo a prescindere dalla fonte di alimentazione -2. L'allestimento Plus, pensato come base per la lavoro quotidiano, parte da un listino di 26.230 euro, ma scende a quota 23.900 euro grazie a una promozione che prevede la permuta o la rottamazione di un veicolo usato: un'arma competitiva non da poco in un mercato dove il potere d'acquisto è calato -6. Di serie, in questo livello, si trovano elementi come il climatizzatore manuale, i sensori di parcheggio posteriori, il cruise control e il sistema infotainment con schermo touch da dieci pollici, compatibile con Android Auto e Apple CarPlay in modalità wireless -1-6.

La versione Max e il posizionamento strategico di una rinuncia

Passando all'allestimento Max, il prezzo di listino sale a 28.680 euro, una cifra che giustifica l'aggiunta di contenuti orientati a un comfort superiore e a una maggiore praticità d'uso per chi trascorre molte ore alla guida. In questo caso, la dotazione include i cerchi in lega da sedici pollici, le barre al tetto, la telecamera di retromarcia, il climatizzatore automatico bizona, i vetri posteriori oscurati e una seconda porta laterale scorrevole, particolare non secondario per chi carica e scarica merci in contesti urbani trafficati -1-6. La scelta di Citroën, e più in generale di Stellantis, di riproporre il diesel—e lo stesso motore sta tornando sotto i cofani dei cugini Peugeot Rifter e Opel Combo—appare come un correttivo di rotta dettato dall'andamento delle vendite più che da un ripensamento filosofico sulla mobilità sostenibile -4. In un contesto geopolitico che vede gli Stati Uniti guidati nuovamente da Donald Trump, con tutte le conseguenze del caso sulle politiche energetiche globali e sulle pressioni verso i costruttori americani, la mossa del gruppo europeo sembra leggersi come un tentativo di presidiare il mercato interno con soluzioni che, seppur meno trendy, continuano a rappresentare l'ossatura della motorizzazione per i veicoli commerciali -2-4.

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