Curaçao, l'isola dei record, scrive la storia verso i Mondiali 2026

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il calcio italiano, che pure si appresta a vivere l'avventura dei playoff, naviga in acque agitate, dai Caraibi arriva una di quelle storie che riaccendono la passione pura per questo sport. Curaçao, un'isola di appena centocinquantamila anime, bagnata da un mare turchese e incastonata al largo del Venezuela, ha infatti compiuto l'impresa di qualificarsi per la prima volta alla fase finale di un Campionato del Mondo, diventando la nazione più piccola, per numero di abitanti, a riuscirvi nella storia della competizione. Un traguardo che, se si considera la sua esigua popolazione, paragonabile a quella di una media città italiana, assume i contorni di un'autentica favola moderna, scritta sul rettangolo di gioco di Kingston, dove lo 0-0 contro la Giamaica è valso il passaggio di turno.

A guidare questa straordinaria cavalcata è stato Dick Advocaat, un tecnico olandese la cui vasta esperienza, maturata in diversi angoli del mondo del pallone, si è rivelata determinante per orchestrare una squadra che, peraltro, si è distinta come l'unica imbattuta nell'intera zona Concacaf. La qualificazione, che giunge per un regolamento di accesso differente da quello europeo e favorito anche dalle deludenti prestazioni di altre nazionali storicamente competitive, non è dunque un caso isolato ma il coronamento di un cammino condotto con estrema determinazione. I giocatori, molti dei quali militano in campionati europei, hanno saputo tradurre in campo la strategia del loro commissario tecnico, dimostrando una coesione e una solidità tattica insolite per una rappresentativa così piccola.

Appartenente al Regno dei Paesi Bassi, di cui gode lo status di nazione costitutiva autonoma, Curaçao è parte dell'arcipelago delle cosiddette Isole ABC, assieme ad Aruba e Bonaire, un piccolo mondo di cultura e tradizioni che ora si proietta sulla scena globale. La gioia che ha invaso le sue spiagge bianchissime e le sue strande colorate, dopo il fischio finale dell'incontro in Giamaica, è la prova tangibile di quanto il calcio possa unire e dare un'identità forte anche a realtà territoriali di dimensioni contenute. Il capitano della squadra, Leandro Bacuna, ha sottolineato come nessuno, al di fuori del gruppo, credesse realmente in questa possibilità, rendendo il successo ancora più dolce e meritato.

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