Il fisco stringe la morsa: da gennaio controlli mirati e automatizzati per scovare l'evasione
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Redazione Economia
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Una rivoluzione silenziosa, destinata a segnare profondamente il rapporto tra contribuenti e Fisco, è ormai operativa. Con l'inizio del nuovo anno, infatti, l'Agenzia delle Entrate ha avviato la sua piattaforma di controllo automatizzata, abbandonando definitivamente la logica dei verifiche a campione per abbracciare una strategia chirurgica e iper-tecnologica. Il cuore di questo sistema, sviluppato nell'ambito del Pnrr, batte all'interno dei server di Sogei, il partner tecnologico del ministero dell'Economia, il quale mette a disposizione una rete integrata di ben duecento banche dati diverse. È proprio l'incrocio sistematico di queste informazioni – che spaziano dai movimenti dei conti correnti alle dichiarazioni dei redditi, dalle fatture elettroniche ai proventi di ogni tipo – a permettere la creazione di un profilo di rischio per ogni soggetto controllato.
Il sistema degli indicatori e lo "score" di affidabilità
La selezione dei casi su cui puntare i fari non è dunque più lasciata al caso, ma affidata a un algoritmo che calcola gli Indicatori Sintetici di Affidabilità, i cosiddetti ISA. Questi, nel loro insieme, generano uno "score" di affidabilità fiscale, un vero e proprio voto che determina la priorità di un accertamento. I fattori che possono far scattare l'allarme sono molteplici e spesso risiedono nelle discordanze: uno stile di vita che appare sproporzionato rispetto al reddito dichiarato, l'accumulo di spese sostenute con carte di credito o prelievi che non trovano un corrispettivo nelle entrate ufficiali, oppure un volume d'affari che non si concilia con le capacità produttive dichiarate. L'obiettivo dichiarato delle autorità è recuperare una parte dei cinque miliardi di euro di evasione stimata solo nel comparto Iva, un ambito dove il sommerso si calcola possa superare i venticinque miliardi.
La stretta sull'Iva e il ravvedimento operoso
Proprio il settore dell'imposta sul valore aggiunto rappresenta uno dei terreni di caccia primari per la nuova macchina investigativa. Le frodi carosello, le omissioni di versamento o le dichiarazioni inesatte vengono ora individuate attraverso flussi automatizzati che confrontano in tempo reale le informazioni in possesso dell'amministrazione finanziaria. Di fronte a un controllo di questo tipo, che per sua natura è già basato su elementi precisi e incrociati, al contribuente rimane una via per attenuare le conseguenze: il ravvedimento operoso. Chi, infatti, provvede a regolarizzare spontaneamente la propria posizione e a pagare l'importo dovuto prima della formale notifica dell'accertamento, può beneficiare di una sensibile riduzione delle sanzioni, le quali altrimenti raggiungerebbero l'entità massima prevista dalla legge.
Un nuovo paradigma per le verifiche fiscali
Questa transizione verso un controllo selettivo e digitale, che prevede già quasi quattrocentomila verifiche incrociate pronte a essere attivate, modifica radicalmente il panorama dell'accertamento. La mole di dati a disposizione delle autorità, alcuni dei quali – è bene ricordarlo – provengono anche da indagini di cronaca nera laddove emergano patrimoni ingiustificati, rende sempre più difficile nascondere flussi economici non dichiarati. Il Fisco, in sostanza, non bussa più alla porta a caso, ma solo quando una serie di parametri oggettivi, elaborati da una intelligenza artificiale, segnala una forte probabilità di irregolarità. Si tratta di un cambio di passo epocale, che sposta l'onere della prova e richiede una corrispondente attenzione da parte dei contribuenti, chiamati a garantire una piena trasparenza e coerenza nella propria documentazione contabile.




