La morsa israeliana che stringe gli ulivi per annettere la Cisgiordania
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Redazione Esteri
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Nella Cisgiordania assediata, dove il conflitto si misura in ettari di terra strappati e radici recise, gli ulivi secolari sono diventati il bersaglio primario di una strategia di insediamento che, procedendo con metodo organizzato, mira a svellere non solo le piante ma l'esistenza stessa delle famiglie palestinesi che da quelle terre traggono da generazioni il proprio sostentamento. È attraverso la distruzione sistematica di questo patrimonio agricolo e identitario, che i coloni armati, spesso protetti dall'esercito, avanzano per occupare sempre nuovi territori, trasformando un paesaggio millenario in un campo di battaglia silenzioso e metodico.
Una strategia di annessione
Questa escalation di violenze e abusi, che si consuma quotidianamente contro gli autoctoni e il loro ambiente, non è un fenomeno spontaneo bensì l'espressione tangibile di un obiettivo politico preciso: l'annessione della Cisgiordania a Israele. Tale disegno, come emerso dalla decisione della Knesset, viola palesemente le Risoluzioni delle Nazioni Unite e i principi della legalità internazionale, segnando una radicale accelerazione del colonialismo di insediamento sia in Cisgiordania che a Gerusalemme. Le invasioni e le aggressioni, documentate da diverse fonti, hanno conosciuto un incremento esponenziale, delineando un quadro in cui la forza dei fatti sul terreno cerca di anticipare e plasmare gli assetti futuri.
La vita sotto occupazione
Le conseguenze di questa morsa si riflettono in maniera drammatica sulla vita quotidiana, come racconta l'attivista palestinese Mohammad Hureini, noto come Hamoudi, la cui esistenza da studente è stata profondamente sconvolta negli ultimi anni. "Quando ero giovane, la natura mi circondava", ricorda Hureini, dipingendo un'immagine di un passato perduto. Oggi, quella stessa normalità è stata erosa al punto che, in un paradosso amaro, "compriamo la nostra acqua dagli occupanti, dai coloni", un'ammissione che racchiude tutta la dipendenza forzata e l'umiliazione di un popolo privato delle sue risorse fondamentali.
L'economia palestinese sotto attacco
Parallelamente, l'attacco all'agricoltura si configura come un colpo deliberato all'economia e all'identità palestinese. Oltre il novanta per cento degli asset agricoli di Gaza risulta distrutto, con pozzi, serre e infrastrutture spazzati via; in Cisgiordania, intanto, migliaia di agricoltori subiscono le conseguenze di incendi dolosi, sradicamenti di alberi, sequestri di terre e impedimenti all'accesso ai campi. La violenza dei coloni si intensifica in particolare durante la raccolta delle olive, stagione che è simbolo della vita rurale palestinese, trasformando un momento di sostentamento in una zona grigia di conflitto, fatta di intimidazioni e danneggiamenti continui che minano la coesione sociale e il reddito di intere famiglie.




