Tajani e Salvini, tensione nella maggioranza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La maggioranza di governo torna a tremare dopo le parole di Antonio Tajani, che ha definito «quaquaraquà» – riferendosi, secondo molti, alla Lega – quei partiti populisti «che blaterano senza costrutto». Una definizione pesante, mutuata da Leonardo Sciascia, che ha scatenato la reazione dei leghisti, pronti a respingere quelle che considerano accuse inaccettabili.

Matteo Salvini, dal canto suo, ha cercato di stemperare la polemica, affermando che i rapporti con Tajani «sono splendidi» e che, leggendo i giornali, si limita a sorridere. «Penso che parlasse della sinistra», ha aggiunto il leader della Lega, spostando il bersaglio dell’attacco. Ma la replica dell’eurodeputata leghista Susanna Ceccardi è stata netta: «Definirci quaquaraquà è irricevibile».

Lo scontro, tuttavia, non si esaurisce in una semplice disputa lessicale. Dietro le quinte, la tensione tra Forza Italia e Lega si alimenta da settimane, soprattutto su temi di politica estera, come i dazi europei e la difesa comune. Tajani, ministro degli Esteri, ha più volte sottolineato la necessità di un approccio europeista, mentre Salvini insiste su posizioni più nazionaliste, cercando al contempo di evitare frizioni dirette con gli alleati.

Intanto, le opposizioni colgono l’occasione per parlare di «crisi di governo», alimentando il dibattito sull’effettiva stabilità dell’esecutivo. Ma Salvini, impegnato in una serie di inaugurazioni e incontri istituzionali – dall’Alta velocità negli Stati Uniti al Ponte sullo Stretto – ribadisce di «fare semplicemente il suo lavoro», ignorando le polemiche.

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