Elon Musk lancia l’America party, la sfida impossibile che potrebbe cambiare gli equilibri politici
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Redazione Esteri
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C’è un motivo se, nella storia degli Stati Uniti, i tentativi di creare un terzo partito competitivo si sono sempre infranti contro il muro del sistema elettorale maggioritario. Un meccanismo spietato, che premia chi vince anche di un solo voto in ogni collegio, lasciando agli altri – soprattutto a chi arriva terzo – poco più che un ruolo di comparsa. Eppure, Elon Musk ha deciso di sfidare questa logica con l’America Party, un progetto nato tra i tweet notturni e le polemiche con Donald Trump, che potrebbe, almeno nelle intenzioni del miliardario, strappare seggi al Congresso già nel 2026.
L’annuncio, arrivato senza preamboli attraverso un sondaggio lanciato dal suo profilo X, è solo l’ultimo capitolo di una frattura che si è allargata negli ultimi mesi tra Musk e il presidente, un tempo alleati. Le divergenze, in particolare, riguardano la gestione del bilancio federale, giudicata dal fondatore di Tesla troppo spericolata. «Rigore fiscale» è diventato così il mantra del nuovo movimento, che punta a ritagliarsi uno spazio nel panorama politico americano, già polarizzato tra repubblicani e democratici.
L’obiettivo immediato è chiaro: conquistare tra gli 8 e i 10 seggi alla Camera e 2 o 3 al Senato nelle elezioni di midterm del 2026, per diventare l’ago della bilancia in un Congresso probabilmente senza maggioranze nette. Una strategia che ricorda, almeno in parte, quella del Tea Party, ma con una differenza sostanziale: Musk non vuole influenzare i repubblicani dall’interno, bensì competere direttamente contro di loro.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Steve Bannon, storico alleato di Trump, ha definito l’iniziativa «una follia», scatenando un botta e risposta fatto di insulti e accuse. Lo stesso presidente, da parte sua, ha lasciato trapelare dubbi sulle reali intenzioni di Musk, insinuando che dietro la mossa ci siano accordi con esponenti democratici. Intanto, il nuovo partito – che già dispone di un logo e di risorse economiche ingenti – sta cercando di attirare figure di spicco del centrodestra, con l’ombra di una possibile candidatura presidenziale nel 2028.




