Elon Musk e il suo America Party: una sfida destinata a fallire?
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Redazione Esteri
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New York – Se c’è una cosa che il sistema politico statunitense non perdona, è la nascita di un terzo partito. Lo sa bene Gregory Wawro, direttore del dipartimento di analisi politica della Columbia University, secondo il quale l’"America Party" di Elon Musk – pur sostenuto dal patrimonio più cospicuo del pianeta – è destinato a scontrarsi con un muro invalicabile. «Spenderà molti soldi, ma inutilmente», afferma lo studioso, ricordando come la storia elettorale degli Stati Uniti sia costellata di tentativi analoghi, tutti naufragati di fronte alla rigidità del sistema maggioritario.
Musk, che fino a pochi mesi fa era il principale finanziatore di Donald Trump – con 250 milioni di dollari versati senza esitazione – sembra ora intenzionato a indebolirlo, presentando la sua creatura politica come un baluardo contro il default del debito pubblico. Un obiettivo ambizioso, che però stride con la realtà dei fatti: in un meccanismo elettorale costruito attorno a due soli poli, l’iniziativa rischia di essere poco più che un costoso esperimento.
Non è la prima volta che il tycoon sudafricano cambia radicalmente strategia. Dopo aver sostenuto Trump durante la campagna, ne è diventato un feroce critico, alimentando una rivalità che va oltre la politica e sfiora il personale. Il presidente, dal canto suo, non ha nascosto il risentimento per quello che considera un tradimento, temendo al tempo stesso che il nuovo partito possa erodere consensi decisivi in alcuni seggi contesi.




